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Safer Internet Day 2021 – La Prof e i suoi studenti

Tempo di lettura - 7 minuti

Alessandra è un’insegnante di materie tecnico-scientifiche e di sostegno nelle scuole secondarie di secondo grado.

Mi ha contattata lei un po’ di tempo fa. Legge il blog e le sue parole di stima e di  incoraggiamento sono tra quelle che mi fanno capire quanto sia importante questo progetto.

Settimana scorsa l’ho contattata io e le ho proposto di essere, con i suoi ragazzi, la voce del Safer Internet Day 2021.

Con piacere dunque mi metto come voi “in ascolto” e lascio la parola a lei e ai suo studenti dell’ITTS C. Grassi di Torino.

Ferire con un click

Siamo nel 2021. Un’epoca storica in cui sono molti gli strumenti tecnologici o informatici divenuti indispensabili nel nostro quotidiano. 

Strumenti usati da tutti, senza alcuna distinzione di età. Dai bambini (quelli che chiamiamo nativi digitali) agli adulti e anziani.

La tecnologia: possiamo dire che è un aiuto? La tecnologia ci salva?

A mio avviso si. In questa brutta parentesi che è la pandemia da Covid-19 le opportunità della Rete e della tecnologia sono apparse chiare a tutti noi.

Chi non ha usato lo smartphone o il tablet per tenersi in contatto con amici o familiari bloccati in casa o in ospedale? 

Anche gli anziani, aiutati dai figli e dai nipoti oppure dal personale delle RSA o dell’ospedale, superando le perplessità iniziali hanno imparato ad utilizzarli pur di ridurre l’isolamento. 

Ma questa esperienza non è la sola. Pensiamo all’aiuto tecnologico dato dall’invenzione degli strumenti salvavita, come ad esempio gli orologi (smartwatch) che segnalano  i segni vitali  (pulsazioni, frequenza respiratoria, ecc.) oppure le collane con il pulsante per chiedere aiuto in caso di malessere.

Potrei andare avanti per giorni ad elencare questi dispositivi che sono tecnologici e hanno come scopo quello  di aiutare gli altri, anche “a distanza”.

La tecnologia è così distante?

Chi, come me, è nato negli anni 80 o comunque nel vecchio secolo (il nostro ‘900, che scritto qui sembra così lontano) mai avrebbe immaginato di poter vivere in prima persona tutto quello che abbiamo visto in quelli che erano definiti film di fantascienza, come ad esempio Star Trek. 

Eppure oggi è così, no? 

Ci troviamo ad avere un semplice smartphone o un altro device e, in un attimo, con un semplice click, ci troviamo catapultati in quello che una volta ci sembrava futuro.

Continuamente impegnati in  videochiamate che fino a ieri erano impensabili, come un sogno.

 E i nostri ragazzi?

Gli adolescenti, “nascono” con i tablet in mano. 

In realtà siamo noi a darglieli fin da piccoli, per i soliti motivi, giusti o sbagliati che siano: permettergli di ascoltare le canzoncine oppure imparare i numeri, i suoni, i colori, le lingue.

Noi, perchè anche io ingenuamente ho fatto le stesse cose che denuncio.

Noi genitori  li stimoliamo, sempre e comunque. La quantità di informazioni che vedono, sentono e usano i ragazzi è immensa, sono super sollecitati.

Ma se ci fermassimo  un attimo, solo un attimo, giusto il tempo di capire chi sono i ragazzi e i bambini di oggi, ci accorgeremmo che sono sì degli “smanettoni” ma non hanno quell’educazione necessaria ad utilizzare gli strumenti tecnologici, la Rete e i Social in modo modo corretto e, soprattutto, consapevole.

Mamma e papà regalano PC, tablet, smartphone, ma chi gli insegna ad usarli? Chi gli spiega quello che è giusto e quello che è sbagliato? 

Nessuno. Sono lasciati soli, analfabeti d’affetto, isolati e soli, alla ricerca nella Rete di qualcuno che li capisca e che li ascolti.

Qualcuno che possa regalargli, quando va bene, un po’ di affetto.

Spesso però i ragazzi ne vengono travolti e trascinati via, come una fiumana (come scriveva, diverso tempo fa, Verga del progresso).

Si trovano a vivere vite parallele, a costruirsi un mondo che li capisca, anche solo virtualmente. 

Sono parole dure, lo so, di denuncia. Ma noi genitori ?

I genitori?

Noi genitori, io come voi, siamo messi persino peggio. 

Abbiamo perso tutti i diritti, che nei secoli precedenti si erano conquistati e non abbiamo più diritto a dire no. 

Dobbiamo lavorare, sempre, anche stando male, anche con il Covid-19, con turni estenuanti.

Non perché siamo avidi di denaro ma perché non si arriva più a fine mese, se non coperti di “pagherò”.

Non abbiamo più il tempo di dedicarci ai nostri figli, di ascoltarli.

Questo tempo lo ritagliamo gelosamente, ma non è mai abbastanza e allora confidiamo e speriamo che la scuola lo faccia per noi. Ecco perchè cerchiamo di sceglierla con accuratezza.

Basta un click

E allora basta un click e nostro figlio si ritrova ricattato, bullizzato, deriso in Rete.

bullying

àù89iLo scopriamo per caso.

Ed ecco che quel click, semplice e innocuo, entra in modo prepotente nella nostra vita e genera  un pericolo invisibile dentro le mura di casa.

Quella casa che noi genitori abbiamo studiato con cura come luogo sicuro per i nostri figli, dotandola di blocchi, antifurto, sistemi di sicurezza anti fumo, anti incendio, anti-tutto.

Ma ora che con il virtuale non ci sono più confini, quella stessa casa ora non è più così sicura.

La giornata della sicurezza in internet

Nel Safer Internet Day le iniziative sono state moltissime, studiate non solo per sensibilizzare i ragazzi ma anche rivolte ai professori, ai genitori, agli educatori e a tutti colori che sono a contatto coi ragazzi. 

Una giornata per aiutarci ad avere un occhio di riguardo e a cercare di carpire quei segnali che spesso passano inosservati.

Solo così facendo potremo aiutare i ragazzi a stare in un luogo sicuro, anche in Internet.

Personalmente, lavorando insieme ai miei studenti, ho affidato loro un lavoro in cui li ho lasciati liberi di esprimersi, di dirmi le loro opinioni personali.

Non volevo che facessero un compito “bovinamente” copiato.

Volevo capire chi erano e cosa ne pensassero del bullismo e del cyberbullismo

Solo così ho potuto scoprire che alcuni dei miei studenti ne sono stati vittime.

In un paio di lavori ho invece scoperto (con mio grande stupore) che si sono dichiarati bulli inconsapevoli ma che “appena si sono resi conto” del loro comportamento, con l’aiuto di genitori e insegnanti, hanno chiesto scusa.

Parola ai ragazzi

E allora voglio chiudere dando voce ai  miei studenti, a quello che mi hanno scritto, nei compiti a loro assegnati, e che più mi ha colpita.

Citazioni testuali, senza alcuna modifica o filtro e con le iniziali puntate, per garantire la loro privacy e riservatezza.

Ricordando che le prime armi vincenti contro il bullismo e il cyberbullismo, che tutti noi dobbiamo imparare, sono l’osservazione e l’ascolto dei nostri ragazzi.

«La forma di bullismo più frequente è l’uso delle parole, (minacciando, prendendo in giro e insultando).

Molti ragazzi di oggi, compresa me, per ridere e sentirsi “fighi” insultano o prendono in giro le persone; questa cosa è sbagliatissima, primo perché per ridere non c’è bisogno di insultare le persone, secondo perché, forse, alle persone a cui le diciamo possono sentirsi ferite.

B.G.
bullismo bambino

«Il controllo è  più difficile soprattutto sulle amicizie virtuali che creano molta insicurezza siccome non sappiamo se fidarci di quella persona. Per fortuna la gente che viene individuata a commettere reati digitali viene fermata, ma non è sempre così, anche sul cyberbullismo è difficile, perché avviene per lo più sui social di massa come Instagram, Facebook, TikTok e anche Whatsapp»

C.G. 

«Io per fortuna non sono mai stato cyberbullizzato ma conosco della gente che ci ha avuto a che fare. Sono sempre rimasto vicino a questi miei amici perché se non avessero avuto nessuno al loro fianco si sarebbero già scoraggiati o peggio sarebbero andati in depressione…Oggigiorno la maggior parte delle persone che soffrono di questo tipo di bullismo non mostrano i segni del bullismo normale come possono essere lividi, contusioni o comunque segni fisici evidenti. Ma il cyberbullismo è una bestia orribile che corrode l’interno delle persone più deboli rendendole solo dei poveri ‘’manichini” di questi bulli. Ma come possiamo contrastare tutto ciò? Semplice, stando vicino alle persone più bisognose, esponendo il problema alle persone che possono aiutarti, non bisogna pensare che è un momento passeggero, bisogna stroncare questi cyberbulli dall’inizio perché continuano e continuano ferendo altre persone quindi prima di scrivere o fare una cosa sciocca come scherzo pensaci due volte, pensa come reagirà l’altra persona, rischi di ferire anche te stesso bullizzando un’altra persona per poi finire in conseguenze disastrose; Usa la testa non le mani»

B.D. e C.N.
bullismo bambina

BULLO! (Poesia)

Qualcuno ti schernisce?
Ti dice: non sei bello?
A te non manca niente,
a lui manca il cervello!
Pronuncia cattiverie?
Ti provoca dolore?
È suo il problema…
Gli manca forse il cuore?”

F.T.

«È cambiato il nostro modo di socializzare e di interagire con gli altri. Alla maggior parte di noi ragazzi  piace il mondo del web, però bisogna fare attenzione perché con un semplice click possiamo diventare vittime di bullismo;  tante volte mi è capitato, anche mentre gioco online, che qualcuno venga espulso oppure sui social, sotto video o foto, spesso si  leggono commenti offensivi senza motivo, magari solo perché si è di un’altra etnia oppure perché si ha qualche chilo in più, ecc.. Si viene presi di mira perché si è definiti “diversi”: chi decide chi è normale e chi no? nessuno! eppure ci sono i cosiddetti “leoni di tastiera” che si divertono a provocare dolore alle altre persone da dietro ad uno schermo»

G.M.

«È’ importante anche sensibilizzare i giovani sui danni psicologici che queste azioni possono provocare su chi le subisce arrivando alle volte sino a togliersi la vita come è successo anche in Italia»

V.A.

«Il cyberbullismo è una forma di bullismo, da una parte è peggiore del bullismo vero e proprio ma per certi versi no, secondo me chiunque faccia del bullismo via social non vale niente perché è una persona con dei problemi che si sfoga mettendo in ridicolo e insultando altre persone. Le persone che fanno bullismo via social molte volte sono molto insicure e deboli però dietro ad uno schermo di un cellulare/computer si credono superiori e si sicuri quindi si sentono in dovere di insultare persone innocue, poi invece dal vivo non aprono bocca perché hanno paura oppure semplicemente perché sono insicuri»

P.G.

Chi è Alessandra Lapenna

Ciao! Mi chiamo Alessandra Lapenna e lavoro come insegnante di materie tecnico-scientifiche e di sostegno nelle scuole secondarie di secondo grado, prevalentemente negli istituti tecnici, con una sporadica parentesi nelle scuole elementari.

alessandra lapenna

Mi sono potuta dedicare alla mia passione, l’insegnamento, dopo un percorso durato 14 anni nel ruolo di Responsabile HR e Responsabile di una sede zonale di un centro CAAF e Patronato.

Credo nella formazione continua e cerco sempre di migliorarmi.

Tra i vari titoli di studio, qualifiche, lauree e corsi di perfezionamento, il riconoscimento  più recente è quello di “Diplomati eccellenti tecnici professionali”, nell’ambito delle premiazioni della Fedeltà al Lavoro e per il Progresso Economico presso la Camera di Commercio di Torino.

Primo arbitro donna di calcio a 5, nelle PGS, volontaria nella CRI e in parrocchia.

Amo divertirmi, suonare la chitarra, cantare, cucinare. 

Ma prima di tutto amo dedicarmi alla mia famiglia e ai miei due figli.

Founder del blog ConsapevolMente Connessi, Ingegnere Informatico appassionata di CyberSecurity approdata da qualche anno al Coaching. Un mix di competenze che sa farmi apprezzare le opportunità offerte dalla trasformazione digitale in cui viviamo, ben consapevole dei rischi insiti in essa. Perché la onlife è come un salto con lo skateboard: potresti cadere, lo sai, ma è altrettanto vero che, con la giusta guida, potresti imparare a chiudere i trick più difficili.

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