Le Stories sui Social Network
Dipendenza da Internet,  Tech Confidential

Raccontami le Stories

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Abbiamo ormai imparato a conoscerle, apprezzarle e infine crearle.
Si tratta delle Stories, nate nel 2011 con Snapchat e che, nel tempo, hanno visto adeguarsi Instagram, Facebook, Skype, YouTube e, in modo simile ma non identico, WhatsApp (e a breve Linkedin).

L’idea di fondo delle Stories è quella di dar vita a un profilo in continuo aggiornamento, fatto di sintesi di esperienze quotidiane, una sorta di diario anziché album dei ricordi.
Il tutto reso pubblico per appena 24 ore. Questo è il tempo utile, prima di sparire senza lasciare traccia.

Una perfetta applicazione di una delle armi di persuasione descritte da Cialdini, il principio della scarsità, basato sul presupposto che qualcosa possa acquisire valore nel momento in cui viene a mancare. In sintesi, si tratta di innestare l’urgenza di fare una scelta prima che sia troppo tardi.

Su cosa dovrai impegnarti quotidianamente

Se generi Stories dovrai impegnarti ogni giorno e creare continuamente nuovi contenuti, unici, imperdibili, non replicabili.
Usando emoticon, Gif, filtri, hashtag, posizione, adesivi, musica o sondaggi.

Dovrai monitorare costantemente il numero di visualizzazioni di ogni singolo elemento, prestando particolare attenzione ai VIP e agli sconosciuti che visualizzano.

Quest’ultima accortezza deriva dal fatto che potrebbero trattarsi di servizi che sono stati acquistati per aumentare la visibilità del compratore e ottenere dei follow-back (se te mi segui ti ricambio il favore seguendo te). Servizi che si avvalgono di bot (programmi che accedono alla rete attraverso lo stesso tipo di canali utilizzati dagli utenti umani) ed eseguono attività automatiche e interazioni programmate quale la visualizzazione di una Story.

Dovrai divertire, motivare, coinvolgere, diventare un’abitudine per chi ti segue.

Dovrai generare in loro la “paura di essere tagliati fuori” (“Fear of missing out” – FOMO). Dovranno sempre temere di non essere presenti o direttamente coinvolti e dunque, avendo solo 24 ore per vedere il contenuto di una storia, saranno costretti ad utilizzare l’app almeno una volta al giorno per evitare di perdersi un contenuto. Devono esserci, altrimenti rischiano di “non esserci” e di mancare qualcosa di decisivo. Dovranno catturare l’attimo, non perdere tempo e prediligere questi contenuti effimeri.

Un intrattenimento ben diverso da quello statico che sono abituati a fruire nel News Feed.

E ci saranno sempre, grazie anche a quello noto come effetto Zeigarnik, ovvero la tendenza a ricordare i compiti o le azioni incompiute o interrotte con maggior facilità di quelle completate. Lo stesso meccanismo che li rende dipendenti dalle serie TV in cui si interrompe la puntata nel momento più bello.

Meccanismo psicologico ampiamente sfruttato dalle Stories attraverso la barra di progresso. Quella barra che mostra quanti elementi ha una storia e a che punto ci troviamo nella sua fruizione.

Quante Stories

Dalla settima edizione del report che Domo, Data Never Sleeps 7.0, di cui riportiamo l’infografica a seguire, emerge che oggi sono 277mila le storie postate su Instagram dove il numero di foto pubblicate è cresciuto del 12% passando da 49mila per minuto a 55mila.

Infografica di Data Never Sleeps 7.0 di Domo
Data Never Sleeps 7.0 di Domo

Innegabilmente sono uno strumento social che fa ormai parte della nostra quotidianità ed è sfruttato tanto dagli utenti quanto dalle aziende.

E se anziché creare le Stories rientri tra chi preferisce visualizzarle…dovrai stare attento a non cadere in questa sorta di dipendenza!

Founder del blog ConsapevolMente Connessi, Ingegnere Informatico appassionata di CyberSecurity approdata da qualche anno al Coaching. Un mix di competenze che sa farmi apprezzare le opportunità offerte dalla trasformazione digitale in cui viviamo, ben consapevole dei rischi insiti in essa. Perché la onlife è come un salto con lo skateboard: potresti cadere, lo sai, ma è altrettanto vero che, con la giusta guida, potresti imparare a chiudere i trick più difficili.

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