stand up bullismo
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Progetto Stand Up, in piedi contro la violenza e il bullismo

Tempo di lettura - 7 minuti

In presentazione oggi, con il primo evento online rivolto ad alcune scuole di Venezia, il progetto “Stand Up! In piedi contro la violenza e il bullismo” ideato dallo psicologo psicoterapeuta Dott, Andrea Vianello.

Un progetto che ha come obiettivo la creazione di un prodotto di informazione e cultura sugli effetti del bullismo e sulle implicazioni legali dello stesso, facilmente fruibile dai ragazzi delle scuole medie e superiori.

In cosa si differenzia da altri prodotti disponibili?

Sicuramente per l’uso del linguaggio semplice e diretto dei ragazzi, di un format a loro preferito quale quello di una grafic novel, di un contesto sportivo dove lo sport è risorsa per educare e crescere le giovani generazioni.

Ed è proprio sullo sport e gli ambienti sportivi l’enfasi del progetto: il valore dello sport e della palestra come luogo ed occasione per uscire dalle dinamiche delinquenziali o di degrado. I veri antidoti al bullismo e al pregiudizio di genere e sociale.

Non è un caso infatti che il progetto rientri nel “Progetto di psicologia degli sport da combattimento, I Figli di Eracle”.

Un progetto, quest’ultimo, che mette l’Atleta e lo Sport al centro, creando e consolidando una cultura psicologica e sportiva che vede nel corpo e nel confronto con i propri limiti fisici e mentali una occasione di crescita e di miglioramento.

Partecipi al progetto anche:

  • l’Associazione Kentauros, operante nel campo della formazione sociale, della psicologia, del benessere individuale e aziendale, della promozione della salute e delle buone pratiche relazionali;
  • la Camera minorile di Padova, che con la sua esperienza decennale di interventi nelle scuole in tema di educazione alla legalità e prevenzione dei comportamenti a rischi, ha dato un prezioso contributo alla progettazione degli interventi scolastici e, con il suo patrocino, ha rappresentato una garanzia dei contenuti e delle metodologie applicate.

Il tutto co-finanziato dal Comune di Venezia.

Molti i temi trattati, soprattutto quelli noti in ambito sportivo: regole, rispetto, accettazione e miglioramento di sé attraverso il sacrificio e la dedizione, speranza, sogno, ambizione, ricompensa, confronto sano, cura e rispetto di sé e dell’altro e del luogo.

Il progetto ha previsto anche la realizzazione e distribuzione di un video-documentario per creare uno stimolo in classe e consentire la fruizione del fumetto in autonomia.

Ma prima dell’intervista all’ideatore, il Dott. Andrea Vianello, con cui ho avuto il piacere di avere una bella chiaccherata settimana scorsa, conosciamo la storia.

La storia di Stand Up

Il fumetto Stand Up, in piedi contro la violenza e il bullismo, è ambientato nelle zone da riqualificare e manutenere delle città di Venezia e di Genova, due città storicamente legate da questioni di antica rivalità e attualmente con problematiche analoghe nelle zone del porto industriale.

Un’ambientazione assolutamente realistica poiché nata da uno studio sul territorio.

Le protagoniste sono due ragazzine di 13 – 14 anni, la italohondurenja Mya e la Veneziana Bianca.

Ispirate a due giovani donne italiane che hanno raggiunto i massimi livelli nel loro sport:

  • Mara “Maravella” Romero Borella, prima fighter italiana ad essere entrata nella prestigiosa promotion americana UFC;
  • Chiara “Beasty Barbie” Penco, attuale campionessa mondiale pesi paglia EFC.

Mya e Bianca vivono nella parte degradata della città di Mestre Venezia, una zona caratterizzata da spaccio, prostituzione e piccoli furti.

Entrambe vivono situazioni familiari difficili (precarietà del lavoro del padre l’una, sfratto imminente l’altra), frequentano la stessa classe e a scuola subiscono atti di bullismo.

stand up bullismo scuola
Disegno di Riccardo Bandiera – Colori di Arianna Consonni

Nel passaggio dalle scuole medie alle scuole superiori Bianca si deve trasferire a Genova con la madre.

Un distacco che è molto triste per entrambe, ma in cui Bianca intravede la possibilità di dare un taglio ad una quotidianità fatta di soprusi ed angherie.

Mya rimane sola, ad affrontare una quotidianità ostile e ad essere vittima di scherzi crudeli e prese in giro da parte di un gruppo di ragazze.

Proprio perché stanca di subire questi trattamenti, si iscrive per gioco ad una palestra di MMA (Mixed Martial Arts) e grazie al suo istruttore inizia a conoscere la filosofia di rispetto e fratellanza.

stand up mma
Disegno di Riccardo Bandiera – Colori di Arianna Consonni

Sarà grazie al suo intervento in favore di un suo compagno di classe che stava per venire picchiato da un ragazzo più grande che a scuola si inizia a parlare di lei con rispetto e ammirazione.

Le stesse ragazzine che prima la bullizzavano rimangono interdette e affascinate.

Nonostante la distanza geografica, le due amiche si tengono costantemente in contatto attraverso i social e Mya convince Bianca a trovare una palestra nelle sue vicinanze, così da sperimentare quanto le sta raccontando in prima persona.

Il destino farà sì che si ritroveranno negli Stati Uniti, questa volta una di fronte all’altra.

stand up incontro finale
Disegno di Riccardo Bandiera

Intervista all’ideatore Dott. Andrea Vianello

Da cosa è nata l’idea del progetto Stand Up?

Nel 2015 con un collega di Genova abbiamo fondato un progetto di Psicologia dello Sport chiamato “I figli di Eracle”, all’interno del quale facciamo formazione mentale, preparazione all’incontro e recupero dal trauma psicologico in caso di infortuni negli sport di impatto.

Facciamo ipnosi clinica e usiamo le tecniche della psicoterapia per fare interventi mirati nell’ambito sportivo.

Sono state diverse le declinazioni di questo progetto: dal recupero post intervento per le donne che hanno avuto il tumore al seno, nel caso di burnout dei docenti o la ripresa da situazioni difficili e l’integrazione all’interno dei gruppi nei ragazzi.

Abbiamo così previsto dei percorsi che includono lo sport e vedono il coinvolgimento degli sportivi per facilitare quella che è la lotta al pregiudizio.

In particolare gli sport da impatto poiché sono sport in cui c’è sì l’azione violenta ma normata da regole e valori quali rispetto e sacrificio.

Temi che, soprattutto nello sviluppo psicofisico dei ragazzi e nei passaggi evolutivi, sono importanti.

Per quanto riguardo Stand Up, due anni fa abbiamo creato un concorso fotografico con slogan sul bullismo rivolto a tutte le scuole medie di Venezia.

Una commissione ha valutato i lavori proposti e abbiamo organizzato una giornata di team building a Murano con tre delle scuole partecipanti, i professionisti della Camera minorile di Padova e preparatori atletici sportivi internazionali.

In quell’occasione abbiamo utilizzato il vetro e la sua forgia come metafora, per confrontarci sulla fragilità dei violenti.

Abbiamo usato:

  • il vetro nelle sue proprietà: fragilità, trasparenza e opacità;
  • la sua forgia, ovvero la sua trasformazione da materia grezza a materia raffinata, come metafora per intendere la forgia della personalità sia nella vita che in psicoterapia.

Da qui poi, raccontando storie cliniche, siamo passati da un punto di vista opaco, caratterizzato da un ragazzo “forte” che picchia qualcun altro (il bullo, quello che nel clan è un figo), a quanto visibile in trasparenza, come il vetro, ovvero una storia di violenza in casa e una situazione di solitudine che poi portava al fallimento della relazione, propria del lato violento dunque anche del bullismo (la fragilità).

Per tornare alla tua domanda, un giorno, mentre ero a passaggio, stavo guardando una vetrina dove c’era un fumetto con un bambino con dei guantoni.

Dietro di me è passato un bambino e ho avuto l’intuizione: riprendere il tema del bullismo ma partendo da un canale comunicativo più adatto al pubblico di riferimento.

Un fumetto, in grado di arrivare in maniera diretta ai ragazzi che lo usano con disinvoltura.

Del resto in passato mi sono già occupato del fumetto come fenomeno in adolescenza, un ottimo racconto per storie, per immagini (che è un po’ quello che accade in psicoterapia).

Ci siamo ispirati a due sportive italiane perché solitamente si crede che gli sport da impatto siano prerogativa maschile.

In realtà le arti marziali miste sono discipline trasversali, purtroppo divenuti popolari in passato per il caso di cronaca molto violento dell’omicidio a Colleferro di Willy Monteiro per mano dei fratelli Bianchi, cultori di questo sport.

Per l’ambientazione invece abbiamo scelto due città: Genova e Venezia.

Primo perché il mio collega, con cui ho fondato il progetto, è di Genova e poi perché Venezia e Genova hanno una loro storia di conflittualità, nella misura in cui sono state città marinare.

Volevamo un prodotto artistico di valore, uno strumento narrativo ma anche emotivo di immedesimazione e che facilitasse il passaggio di contenuto.

Per questo ci siamo affidati a professionisti esperti nel settore:

  • atleti internazionali e allenatori;
  • fumettisti, che disegnano per la Sergio Bonelli e fanno le copertine per la Marwell, sparsi in tutta Italia;
  • uno scenografo attualmente in Australia.

Il tutto coordinato da me via WhatsApp.

Rispetto a tutti i fenomeni di conflittualità e discriminazione perché la scelta del tema da trattare è ricaduta sul bullismo?

La clinica, mia e di altri colleghi, evidenzia, da un punto di vista della raccolta sintomatica delle storie, che le esperienze vanno in quella direzione.

Alcune problematiche nascono in età pre-adolescenziale come insicurezze e hanno poi eco nel corso dello sviluppo dell’individuo.

Il fenomeno bullismo è variegato, peraltro non ben definito neppure da un punto di vista giurisprudenziale.

Clinicamente è multiforme e si manifesta differentemente anche a seconda delle tecnologie o di altre dinamiche di gruppo.

Dinamiche che poi hanno ricadute emotive spesso tragiche. Per questo si rende necessario porvi particolare attenzione.

Pensate di espandere il progetto al di fuori delle scuole di Venezia visto che mi parlavi anche di questo legame con Genova?

Già in passato ci adoperammo per prendere contatti con la municipalità ma purtroppo il crollo del Ponte Morandi ha ovviamente rimandato la cosa.

Rispetto ad allora oggi il prodotto è concreto e sarebbe interessante vederlo inserito come una delle fonti formative dell’educazione civica digitale in quanto sicuramente capace di facilitare il dibattito con i ragazzi.

Il contesto sportivo può essere una risposta anche per i (cyber)bulli o lo vedi più per le possibili vittime?

Senza dubbio fare esperienza di un contesto normato e disciplinato in cui il rispetto, la forza, l’ordine, la disciplina e il sacrificio sono usati come forma di relazione all’interno dello spazio è utile per tutti.

Sono ambienti in cui vige una sorta di organizzazione gerarchica in cui c’è un insegnante, un maestro, che pian piano ti fa confrontare con i tuoi limiti e le tue convinzioni erronee, e ci sono gli altri che possono insegnarti il controllo del corpo e la concentrazione, anche chi più piccolo anagraficamente ma più elevato di grado.

In qualsiasi quartiere periferico una palestra, in particolare di boxe, ha sempre salvato vite.

Chi è Andrea Vianello

Psicologo psicoterapeuta ed ipnologo clinico di Mestre.

Fondatore e presidente dell’Associazione Imaginalis per lo studio e l’approfondimento della psicologia immaginale.

Fondatore del progetto di psicologia dello sport e del benessere “I Figli di Eracle” che si occupa di preparazione mentale negli sport e nelle competizioni.

Formatore in ambito aziendale di comunicazione efficace, team building e negoziazione.

Fa parte di:

  • Direzione scientifica dell’Associazione Kentauros che propone percorsi di consapevolezza emozionale individuale e di gruppo;
  • Cestudir, Centro Studi per i Diritti Umani del Dipartimento di Filosofia dell’Università Ca’Foscari di Venezia.

Sito: https://www.andreavianello.com/

Con oggi hanno inizio gli eventi on line nelle scuole per presentare il progetto.

Eventi a cui parteciperanno psicologi dello sport e dell’adolescenza, avvocati della Camera Minorile, fumettisti e scenografi, atleti.

Tutti insieme per condividere la loro storia e il loro punto di vista sul fenomeno.

Sei interessato a conoscere il progetto? Affrettati a contattarli

Direzione Scientifica del Progetto

Ambito psiologico

Andrea Vianello – Psicologo psicoterapeuta

Mario Ganz – Psicologo Psicoterapeuta

Roberta Giomo – Psicologa Psicoterapeuta

Ambito legale

Avv. Ilaria Bartolucci – Presidente Camera Minorile Padova

Sito: https://www.avvbartolucci.it/

Ambito sociale

Fabio Pacquola – Assistenza Sociale

Ambito sportivo

Mara Romero Borella – Atleta e fighter UFC

Chiara Penco – Atleta e fighter EFC

Ambito creativo

Disegni di R. Bandiera, F. Biscotti, R. Ricciardi, A. Consonni, A. Croari, S. Macera

Scenografia a cura di Fabrizio Capigatti, scenografo e direttore di Venezia Comics.

[Copertina di Stefania Macera]

Founder del blog ConsapevolMente Connessi, Ingegnere Informatico appassionata di CyberSecurity approdata da qualche anno al Coaching. Un mix di competenze che sa farmi apprezzare le opportunità offerte dalla trasformazione digitale in cui viviamo, ben consapevole dei rischi insiti in essa. Perché la onlife è come un salto con lo skateboard: potresti cadere, lo sai, ma è altrettanto vero che, con la giusta guida, potresti imparare a chiudere i trick più difficili.

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