pedofilia
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Pedofilia non fa rima con online

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Il fenomeno della pedofilia e della pedopornografia ha purtroppo dimensioni impressionanti e in continuo aumento.

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, resi pubblici nella sesta Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, promossa dal Consiglio d’Europa e tenutasi lo scorso 18 novembre 2020, in Europa ogni anno quasi 18 milioni di bambini sono vittime di abuso sessuale e ogni 7 minuti una pagina web mostra immagini di bambini abusati sessualmente.

A livello internazionale:

  • Il 15% delle ragazze e il 5% dei ragazzi subisce un abuso sessuale prima dei 16 anni, sia da parte di adulti che di pari;
  • Circa l’80% di bambini e adolescenti in 25 paesi teme di essere vittima di abuso sessuale online;
  • Quasi l’80% delle vittime conosce il responsabile della violenza e si fidava di lui/lei;
  • La pandemia da COVID-19 ha potenzialmente aumentato il rischio di subire sfruttamento online, a causa della maggiore esposizione dei bambini ai canali tecnologici;
  • Bambine e adolescenti che subiscono violenza sessuale, hanno maggiore probabilità di incorrere in altre forme di violenza ed ulteriori esperienze di abuso sessuale.

Al giorno d’oggi quando parliamo o sentiamo parlare di pedofilia siamo orientati subito a pensare all’adescamento e alla pedofilia online (rispettivamente grooming e cyberpedofilia).

I media quotidianamente ci mettono in guardia dai pericoli della Rete, soprattutto se questa è utilizzata dai più giovani senza un’opportuna educazione digitale e supervisione di un adulto.

Ma ripartiamo dal fatto che la protezione dei minori non è necessaria solo quando si trovano in Rete, in quei luoghi virtuali in cui si possono incontrare altri internauti, siano essi coetanei o adulti.

Ecco perché in questo articolo la sociocriminologa Dott.ssa Rossella Catalano ci racconterà il punto di vista sul fenomeno prodotto dalla criminologia e altre discipline, con alcuni aspetti prescrittivi.

Che cosa è la pedofilia

In ambito psichiatrico la pedofilia è definita una parafilia, ovvero un disturbo del desiderio sessuale.

Il soggetto maturo prova una attrazione sessuale e spesso sentimentale per un soggetto immaturo, spesso prepubere. Parliamo quindi di bambini molto piccoli fino ad un’età di circa 11 – 13 anni.

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV) l’attrazione sessuale per i bambini non è sufficiente per diagnosticare la pedofilia.

Si parla di pedofilia per quelle persone, dai 16 anni in su, che:

  • abbiano bambini come oggetto sessuale preferenziale o unico;
  • tale desiderio è vissuto con dolore, determinando anche ripercussioni psicotiche/nevrotiche su tutti gli aspetti del vissuto;
  • il pensiero ossessivo di tipo pedofilo, con tutti i comportamenti ed i disturbi ad esso collegati, sia prolungato per almeno sei mesi.

Il DSM chiarisce che può essere diagnosticato un disturbo psichico e non una semplice parafilia quando il soggetto, durante e dopo la relazione con il minore, vive uno stato di disagio clinicamente rilevante ed esteso alle aree di “funzionamento” sociale e lavorativo della persona.

Nell’accezione comune, il pedofilo viene identificato con il soggetto che attua molestie ed aggressioni nei confronti di bambini.

In realtà non sempre questo è vero; i molestatori possono aggredire bambini senza essere realmente pedofili, cioè senza presentare un disturbo del desiderio.

Nell’immaginario collettivo spesso il pedofilo è un vecchio, ma non è sempre così.

Il caso del mostro di Foligno

Tristemente famoso in Italia il caso di Luigi Chiatti, un ragazzo di 17 anni autore, nel 1992, di due aggressioni sessuali nei confronti di due bambini, rispettivamente di 4 e 13 anni.

Concluse entrambe con la morte dei bambini i quali si erano rifiutati di ricambiare la passione del diciassettenne.

Il ragazzo è passato alla storia come il “mostro di Foligno” e la storia della sua cattura è apparsa come un richiamo del ragazzo alle autorità per essere bloccato.

Chiatti ha finito di scontare la sua pena a 30 anni di carcere ma è ristretto in una residenza e valutato ogni due anni in merito alla sua pericolosità sociale: non sarà rilasciato fino a quando sarà ritenuto pericoloso.

La storia del mostro di Foligno viene analizzata perché è un interessante caso di studio:

  • adottato da una famiglia benestante ed anaffettiva ad otto anni;
  • presentava un carattere chiuso ed introverso;
  • la famiglia adottante non ha saputo stabilire una comunicazione profonda con lui;
  • nell’orfanotrofio in cui si trovava era stato violentato più volte da uno o più educatori, il che ne ha fatto un soggetto pericoloso in seguito.

Infatti quando un bimbo subisce violenza crescendo è costretto a vivere una profonda angoscia, se continua ad identificarsi con la vittima, mentre può scoprire che identificarsi con l’aggressore alleggerisce moltissimo il suo dolore.

Dove si trovano i pedofili

Reati di pedofilia si sono verificati ovunque si trovano i bambini: famiglie, centri religiosi (seminari, oratori), organizzazioni giovanili, scuole d’infanzia.

In Italia il Telefono Azzurro ha reso pubblici i suoi dati secondo i quali il 60% delle violenze sui bambini avviene in famiglia.

Il Censis ha certificato una percentuale di 0,07% di abusi perpetrati dal clero.

Esiste poi un dato che riguarda crimini più efferati, prodotto dal Centro Nazionale per i bambini scomparsi e sessualmente abusati Aurora di Bologna, che evidenzia come dal 2004 al 2007 in Italia siano scomparsi e mai più ritrovati 3.399 bambini.

Va sottolineato che nell’ambito della pedofilia c’è grande rilevanza del dark number, ovvero la mancata denuncia di reati, abusi, molestie e violenze vere e proprie, che supera di gran lunga quelli denunciati.

Sulla base delle denunce effettuate e del dark number si era ipotizzato un numero percentuale popolazione/pedofili di circa l’1%. Un numero dalle proporzioni enormi.

Abbiamo difficoltà ad individuare numeri corretti perché le denunce scattano solo in casi eclatanti mentre nella gran parte non vengono rilevati; non esistono studi che riportino dati numerici in quanto il pedofilo ricorre eventualmente a psicoterapie private che gli garantiscono riservatezza per il segreto professionale.

abuso sessuale
Foto di Cheryl Holt su Pixabay

Diagnosi e terapie

Nel 2015 l’Università di Padova ha svolto uno studio su 66 pedofili conclamati. I dati ottenuti sono stati poi confrontati con ricerche parallele svolte negli Stati Uniti.

Da queste ricerche, svolte in ambito neuroscientifico, sono emersi deficit cerebrali che vanno dalla diminuzione della materia grigia a deficit del lobo frontale. Un complesso di problematiche che comportano l’incapacità di controllare gli stimoli provocando disinibizione del comportamento.

Molti studi in ambito clinico sono resi possibili dal campione più ampio disponibile costituito dai pedofili in carcere.

È da questi che emerge la negazione dell’appartenenza alla categoria.

Il primo passo verso una terapia di successo è data dall’accettazione, un po’ come accade negli Alcolisti Anonimi.

Va ricordata in proposito una ricerca/intervento promossa dalla Commissione Europea, intorno al 2001, in cui l’obiettivo era ridurre la recidiva dei pedofili a fine pena.

Allo studio parteciparono diversi istituti penitenziari in Europa e venne poi selezionata la Danimarca.

Il suo protocollo vincente vedeva il pedofilo in uscita solo se consenziente a psicoterapia e terapia farmacologica in vari gradi (la cosiddetta castrazione chimica).

Elemento fondamentale nel controllo del comportamento fu comunque il controllo sociale: famiglia, amici, parenti e vicini di casa erano attivi nell’osservazione e nel supporto alla persona.

Cosa fare e cosa non fare

Queste osservazioni sono rivolte alle famiglie, che in Italia sono il “luogo” in cui i bambini risultano maggiormente molestati ed abusati.

Si parte dall’incesto, perpetrato dagli elementi maschili del nucleo familiare, per arrivare all’abuso da parte di amici di famiglia.

Cosa fare è semplice, anche se può risultare complicato e difficoltoso: bisogna osservare il comportamento degli adulti e saper leggere i comportamenti dei bambini.

I bambini molestati ed abusati cambiano: se erano allegri e giocosi possono chiudersi in se stessi. Possono rifiutare di essere toccati. Possono avere atteggiamenti sessuati totalmente inappropriati rispetto all’età.

Difficilmente si confidano perché, soprattutto se hanno meno di 7 anni, non possono ancora collegare cause ed effetti, e non sanno dare un nome a ciò che sentono.

Possono però esprimersi con disegni e con giochi, soprattutto con le bambole, che vengono agite secondo schemi del vissuto del bambino.

Se sono in età scolare è possibile, se non probabile, che  il malessere del bimbo venga a galla a scuola, tramite un disegno, un tema, o osservazioni che possono suonare come un campanello d’allarme.

Quindi sarebbe opportuno che il corpo docente fosse parte attiva con una esplorazione ripetuta delle emozioni dei bambini, soprattutto quando un minore appare cambiato in qualcosa.

Cosa non fare: assolutamente niente diagnosi improvvisate, se ci sono sospetti ricorrere a professionisti.

Tenere sotto osservazione i maschi di famiglia e soprattutto gli amici di famiglia ed i vicini di casa, con particolare attenzione a quelli conosciuti da poco che si rivelano particolarmente affabili con i bambini, che si offrono di portarli fuori o di fargli da babysitter.

Non affidate i vostri figli a nessun estraneo, né fuori casa né dentro casa.

Il caso di Fortuna Loffredo

Ricordate la piccola Fortuna Loffredo di Caivano, Napoli? La bimba fece un volo dall’ottavo piano del suo palazzo e durante l’esame autoptico vennero rilevati segni di violenza bestiale e ripetuta sul corpicino, a tal punto che la piccola aveva lesioni anali gravissime.

Venne arrestato un vicino di casa che al rifiuto della piccola davanti all’ennesima violenza l’aveva buttata di sotto.

Non era stata comunque la bimba la sola vittima: un altro bimbo era volato dal palazzo qualche anno prima e l’assassino era colpevole di stupro anche nei confronti delle figlie della compagna.

Attenzione quindi ai nuovi compagni o fidanzati dopo le separazioni, statisticamente sono rilevanti abusi in queste famiglie allargate.

È bene tenere presente comunque che chi commette abusi e molestie ripetutamente non può sempre nascondersi e prima o poi si rivela, se lo si guarda con occhio attento ed obiettivo.

Chi è Rossella Catalano

Ciao! Mi chiamo Rossella Catalano, ho 64 anni e sono sociologa nel midollo, criminologa per passione. Ma anche orientatrice, formatrice, docente di storia, filosofia e psicologia.

Madre single di due figli.

rossella catalano

Lavori? Tanti.

A partire dai 19 anni, commerciali prima e no-profit dopo.

Fondatrice e presidente onorario di OSC Osservatorio sulla criminalità Onlus, una associazione no profit in vita dal 1999 attiva nella devianza e criminalità che opera nel supporto al trattamento penitenziario e nella prevenzione del disagio minorile nelle scuole.

Scrittrice? Non so, anche se scrivere è la mia passione da sempre.

Ho pubblicato un libro e ne pubblicherò un altro. Tutto questo tuttavia non basta a definirmi: mi sembrano più importanti le qualità umane delle “cose” fatte. 

Ad oggi, il mio più grande desiderio è restituire ciò che ho ricevuto, dopo aver trasformato ciò che mi ha fatto soffrire in un insegnamento che può essere prezioso anche per gli altri.

Volendo evitare ai miei figli le mie sofferenze di bambina molestata ed aggredita, ho adottato strategie descritte nel mio “Manuale di sopravvivenza per genitori ovvero l’arte di crescere figli protetti da bulli e pedofili”.

Founder del blog ConsapevolMente Connessi, Ingegnere Informatico appassionata di CyberSecurity approdata da qualche anno al Coaching. Un mix di competenze che sa farmi apprezzare le opportunità offerte dalla trasformazione digitale in cui viviamo, ben consapevole dei rischi insiti in essa. Perché la onlife è come un salto con lo skateboard: potresti cadere, lo sai, ma è altrettanto vero che, con la giusta guida, potresti imparare a chiudere i trick più difficili.

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