bauman la vita tra reale e virtuale
Educazione Digitale,  Libri da leggere

La vita tra reale e virtuale di Zygmunt Bauman

Tempo di lettura - 3 minuti

Era il 9 ottobre 2013 quando Zygmunt Bauman, uno dei più influenti pensatori al mondo, tenne una lezione a Milano, nell’ambito dell’iniziativa Meet the Media Guru (oggi MEET), intitolata «La vita tra reale e virtuale».

Una lecture in cui il padre della “società liquida” è stato impegnato a rispondere agli interrogativi sull’influenza dei progressi della tecnologia digitale nella nostra vita.

Meet the Media Guru

Una formula editoriale innovativa. Un teatro interattivo in cui in scena non sono solo i guru delle lecture proposte ma anche il pubblico in sala e, soprattutto, chi partecipa dalla Rete.

Obiettivo dell’iniziativa, promuovere una riflessione sulle trasformazioni dei media e sulle implicazioni per la vita sociale.

Da lecture a libro

Migliaia le persone che dalla Rete hanno partecipato a questo evento interagendo attraverso post e ‘cinguetii’.

Furono infatti oltre 2500 i messaggi pubblicati su Twitter con l’hashtag #MMGBauman

Un vero e proprio dialogo “liquido” con il pubblico.

Maria Grazia Mattei, ideatrice della piattaforma, ha straordinariamente ripreso e integrato le cose dette da Bauman nell’omonimo libro pubblicato da Egea.

Una lucida analisi, un bilanciato resoconto sui pro e i contro che il “muro di vetro” comporta nella comunicazione contemporanea.

Senza catastrofismi ne esaltazioni.

Un regalo da parte di un acuto osservatore del mondo moderno che vedeva le tecnologie digitali non come le responsabili del nostro disagio bensì lo specchio che riflette la nostra condizione esistenziale moderna.

L’uso che ne facciamo e la nostra incomprensione a snaturarne le potenzialità.

Spunti di riflessione

La lecture «La vita tra reale e virtuale» di Bauman, come il libro, è un insieme di riflessioni.

Alla ricerca del nesso tra “liquidità” della società, “fragilizzazione” dei rapporti umani e “superficializzazione” delle informazioni.

Fragilizzazione che deriva dalla velocità dei cambiamenti, causa di uno sbandamento nel riconoscere i valori, i modelli e i punti di riferimento.

Dove anche le relazioni umane diventano difficili, “liquefatte”, in quanto viene a mancare la cornice valoriale entro la quale rapportarsi.

Ecco, di conseguenza un individuo afflitto dalla solitudine, egoista ed egocentrico che fugge in cerca di rassicurazioni dietro il ‘muro di vetro’, la seconda vita, quella virtuale.
Un online in cui ciò che nella vita reale è difficile si semplifica: basta un click per aggiungere amici o per cancellare contatti e il dialogo è semplificato da emoticon, gift e abbreviazioni.

Ma si tratta realmente di un dialogo?

Questi due mondi interagiscono costantemente ma possono veramente esistere in armonia? Come si influenzano reciprocamente? Come si trasformano l’un l’altro e, soprattutto, dopo aver trascorso sette ore e mezzo in uno stato di costante connessione, com’è possibile tornare nel mondo offline con le stesse ambizioni di prima?

Il web che semplifica la vita diventa una ‘comfort zone’ in cui creare il personaggio che si vuol essere, in cui si sceglie la ‘community’ di cui far parte, in cui si decide quali informazioni dare e quali celare.

Chi tiene alla propria privacy rischia di essere considerato meno ‘social’? Troppi dati sui server diminuiscono la nostra capacità di memorizzare? Se un gruppo è formato solo da chi la pensa allo stesso modo, una gated community, esiste vero dialogo o si sta semplicemente evitando il conflitto con chi la pensa diversamente?

Una ingarbugliata matassa di interrogativi che Bauman ha cercato di dipanare, lasciando al lettore la sensazione di non aver dato risposte definitive ma un invito a ulteriori riflessioni sulla polarità che il progresso comporta: facilità o fragilità?

La parola al padre della “società liquida”

Il 9 gennaio 2017 abbiamo pianto la morte di Bauman. Ma cosa è certo è che parleremo ancora a lungo del suo insostituibile lavoro e delle sue intuizioni sociologiche.

«La novità alla quale mi piace fare riferimento – l’avrete certamente capito dal titolo – è la dicotomia tra il mondo online e quello offline.
Oggi viviamo simultaneamente in due mondi paralleli ma differenti.
Uno è creato dalla tecnologia online, che ci permette di trascorrere ore di fronte a un pezzo di materiale trasparente, uno schermo che ci interfaccia con Internet.
Dall’altra parte abbiamo comunque una vita ordinaria, quella normale.
L’altra metà della nostra giornata cosciente la passiamo nel mondo che, in opposizione al termine «online», è stato definito «offline».
Secondo le ultime ricerche statistiche, in media ognuno di noi passa sette ore e mezzo di fronte a uno schermo

Le comunità virtuali che hanno sostituto quelle naturali, creano solo l’illusione di intimità e una finzione di comunità. Non sono validi sostituti del sedersi insieme ad un tavolo, guardarsi in faccia, avere una conversazione reale. Né sono in grado queste comunità virtuali di dare sostanza all’identità personale, la ragione primaria per cui le si cerca. Rendono semmai più difficile di quanto non sia già accordarsi con se stessi. Le persone camminano qua e la con l’auricolare parlando ad alta voce da soli, come schizofrenici, paranoici, incuranti di ciò che sta loro intorno. L’introspezione è un’attività che sta scomparendo. Sempre più persone, quando si trovano a fronteggiare momenti di solitudine nella propria auto, per strada o alla cassa del supermercato, invece di raccogliere i pensieri, controllano se ci sono messaggi sul cellulare per avere qualche brandello di evidenza che dimostri loro che qualcuno da qualche parte, forse li vuole o ha bisogno di loro»

Zygmunt Bauman – La vita tra reale e virtuale. Meet the media guru

Scheda editoriale

Titolo: “La vita tra reale e virtuale. Meet the media guru”

Autore: Zygmunt Bauman, M.G. Mattei
Casa editrice: Egea

Founder del blog ConsapevolMente Connessi, Ingegnere Informatico appassionata di CyberSecurity approdata da qualche anno al Coaching. Un mix di competenze che sa farmi apprezzare le opportunità offerte dalla trasformazione digitale in cui viviamo, ben consapevole dei rischi insiti in essa. Perché la onlife è come un salto con lo skateboard: potresti cadere, lo sai, ma è altrettanto vero che, con la giusta guida, potresti imparare a chiudere i trick più difficili.

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