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Educazione Digitale

La tecnologia a supporto nell’emergenza coronavirus

Tempo di lettura - 4 minuti

Innegabile che in Cina l’uso della tecnologia, in campo medico, di sicurezza e di sorveglianza, sia stato un supporto essenziale per contrastare l’emergenza da coronavirus.

Sebbene in Italia a livello tecnologico si sia riusciti a tamponare la situazione negli ambiti smart-work e e-learning, grazie soprattutto alla solidarietà digitale, è altrettanto innegabile che gli ordinari strumenti di controllo e l’autocertificazione cartacea (che ci è stato chiesto di compilare e portarci sempre dietro, per passare di mano in mano in caso di controlli) dimostrano quanta strada si debba ancora fare nella telematizzazione delle procedure.

Il modello cinese

Il modello cinese, sia nell’organizzazione che nel controllo, è già pesantemente orientato verso un controllo stringente di massa e ha previsto svariati esperimenti di controllo sociale basato sulla tecnologia.

Basti pensare al QR code personale, al travel verification report da richiedere alla propria compagnia telefonica che lo ricaverà dai dati GPS e WiFi, al Social Credit System, che assegna un “punteggio” ad ogni cittadino per farlo poi alzare o abbassare a seconda dei suoi comportamenti nei confronti dell’autorità e dei suoi concittadini.

E ancora ai diversi progetti quali:

  • Skynet, che prevede di arrivare a 500 milioni di telecamere di videosorveglianza connesse entro il 2020, dotate di sistemi di riconoscimento facciale e vari altri strumenti di identificazione qualora il soggetto indossi cappucci o mascherine;
  • Smart City, che passa per l’identificazione dei cittadini via riconoscimento facciale o dell’impronta per accedere a vari servizi smart che saranno implementati nelle metropoli cinesi di domani;
  • i dottori robot o i bracci robotici che possono limitare le situazioni a rischio contagio per il personale sanitario, occupandosi di attività come, ad esempio, prendere la temperatura ai pazienti, consentire il monitoraggio visivo del loro stato, consegnare i pasti, effettuare tamponi o auscultare i pazienti;
  • i droni per le consegne ai pazienti in quarantena (così da evitare il contatto con i fattorini), per rilevare la temperatura della persona a distanza e avvisare le autorità in caso di febbre oppure per monitorare con una prospettiva più ampia e sicura le aree e intervenire dando indicazioni (e rimproverando) a chi non rispetta i vincoli imposti, arrivando persino ad “accompagnare” a casa i cittadini usciti senza le prescritte mascherine per il viso;
  • app che consentono una rapida identificazione dei soggetti nonché una “classificazione” del rischio contagio per ognuno, notificando all’utente se è stato in contatto con un portatore del virus;
  • elmetti smart in dotazione agli agenti per controllare i passanti rilevando automaticamente la temperatura di chiunque entri nel raggio di cinque metri dall’elmetto

Alcune misure impongono una messa a nudo completa della vita di un individuo, dove ogni mezzo è lecito e la privacy dei cittadini può ben essere sacrificata (soprattutto se è per contenere una pandemia).

Non adottabili dunque in una democrazia che giustamente deve tener conto del rispetto di tutti i diritti dei cittadini nel prendere misure straordinarie, anche quando ci si trova in uno stato d’emergenza.

Altre, quali la dematerializzazione delle procedure di controllo, la robotizzazione dei compiti routinari affidati agli agenti sanitari e di sicurezza, l’impiego dei big data nelle decisioni meritano la nostra attenzione.
Perché una cosa che ci sta insegnando questa emergenza è la necessità di un immediato sforzo tecnologico per proteggere i nostri medici, gli operatori sanitari, gli agenti di pubblica sicurezza, soprattutto laddove un contatto inutile fra le persone possa essere occasione di contagio.

L’iniziativa di Firenze

L’utilizzo delle telecamere di sorveglianza o di droni nei luoghi pubblici per il monitoraggio del territorio al fine di far rispettare le disposizioni del governo e evitare assembramenti all’aperto è diventato realtà a Firenze, dove lo scorso dicembre è stata inaugurata la millesima telecamera di videosorveglianza.

dario nardella inaugurazione millesima telecamera firenze

Il sistema di videosorveglianza di Firenze è costituito telecamere collegate con una rete in fibra ottica a un sistema centrale di supervisione, gestione ed archiviazione (dove sarà possibile il riconoscimento facciale qualora fosse ritenuto necessario di concerto con le forze dell’ordine). Le immagini sono rinviate dal sistema in tempo reale alle sale operative di Polizia municipale, Questura, Carabinieri e Guardia di Finanza oltre che alle sale gestione semaforiche della Direzione Mobilità e di Silfi e alle sale operative del 118, della Protezione civile e dei Vigili del fuoco.

Siamo una delle città più controllate d’Italia dato che abbiamo una telecamera ogni 380 abitanti: mille occhi in giro per la città sono al servizio di tutti i cittadini e dei visitatori come strumenti di un migliore controllo del territorio, sia in fase di indagine che come deterrente.

Dario Nardella – sindaco di Firenze e della città metropolitana

È notizia di questi giorni che gli occhi delle oltre mille telecamere di sicurezza sono stati potenziati con un software che rileva i gruppi di persone. E anche le immagini del drone che in questi giorni sorvola Firenze, darà una mano a individuare i punti si possano verificare assembramenti di persone.

Stiamo aumentando fortemente i controlli, e grazie alla nostra rete composta da oltre mille telecamere, abbiamo pronto un software per rilevare tutti gli assembramenti che ci sono in città. Lo facciamo nel pieno rispetto della privacy. Per questo la polizia municipale, oltre alle pattuglie sul territorio, si avvarrà anche del circuito di videosorveglianza, che ci consente di intervenire direttamente.

Dario Nardella – sindaco di Firenze e della città metropolitana

Non sono riuscita a trovare maggiori informazioni in merito al trattamento di questi dati e quindi al pieno rispetto della privacy dei cittadini, ne informazioni in merito al parere favorevole del Garante e del Responsabile della privacy di Firenze, ne sono certa che un Comune abbia tale libertà di azione senza che ci sia una legge chiara che ne regoli l’utilizzo.

Nel frattempo mi domando fino a che punto gli interessi di sanità pubblica possono spingersi nell’imporre la ragione generale su quella del singolo. Il governo italiano riuscirà a non cadere nella tentazione di controllo assoluto che sta conquistando Pechino? Riusciremo a non adottare passivamente il modello cinese ma a far funzionare più efficacemente il nostro?

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