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Educazione Digitale

La sfida privacy ai tempi del coronavirus

Tempo di lettura - 4 minuti

Identificare un equilibrio tra coronavirus e privacy. Questo l’obiettivo mentre ci si interrogare su come sfruttare la tecnologia per monitorare e provare a contenere l’epidemia, analogamente a quanto è stato fatto dai giganti hi-tech Cina e Corea del Sud.

L’iniziativa della Regione Lombardia

Il vice presidente della Lombardia Fabrizio Sala e l’assessore al Welfare Giulio Gallera, hanno annunciando di aver analizzato gli spostamenti «da cella a cella» dei telefoni cellulari per capire quanti abitanti si muovono sul territorio e come lo fanno.

«Vi controlliamo attraverso le celle telefoniche, non uscite di casa è assolutamente importante perché questa battaglia la vinciamo noi».

Giulio Gallera – assessore al Welfare della Lombardia (diretta Facebook del 17 marzo)

«Rinnoviamo l’appello a stare in casa. Su questo abbiamo attivato una tecnologia, in collaborazione con le compagnie telefoniche di rete mobile. Fatto 100 la movimentazione della popolazione il 20 di febbraio, prima dell’emergenza, mostra l’andamento dello spostamento delle persone. Siamo purtroppo solo poco sopra il 40%. Inoltre dall’altro ieri e ieri siamo anche in aumento.

Il 40% non è ancora un dato sufficiente per poter dire che possiamo contenere al meglio il virus. Le persone quindi si sono spostate anche di 300 o 500 metri. Magari tra questi c’è chi lavora e lo che ringraziamo. Ma chi si muove per motivi superflui, continuiamo a chiedere di stare in casa. Il dato non è ancora abbastanza basso».

Fabrizio Sala – vicepresidente di Regione Lombardia e assessore per la Ricerca (diretta Facebook del 17 marzo)
grafico spostamenti intraregionali lombardia emergenza coronavirus
Grafico degli spostamenti intraregionali mostrati da Fabrizio Sala durante la diretta Facebook del 17 marzo

Le dovute precisazioni

Dalle dichiarazioni, la disinformazione porterebbe a credere che si siano iniziati ad usare i dati dei nostri smartphone, senza il nostro consenso.

In realtà, come successivamente precisato, sono stati acquisiti dati anonimi e aggregati di Vodafone e Tim sul numero di telefonini che si agganciano alle antenne.

In altre parole sono stati messi a confronto, sulla base del numero di connessioni totali nell’area geografica di riferimento, il numero di smartphone in movimento e gli stessi in un periodo pre-emergenza. Un puro calcolo statistico che non consente di risalire alle persone che risultano proprietarie del telefono (e che potrebbero essere diverse da quelle che il telefono lo usano).

Si obietta inoltre che una percentuale del 40% di persone in movimento, anche oltre i 300-500 metri , sia ancora troppo elevata.

Ricordiamo che si tratta di una limitazione agli spostamenti e non un divieto assoluto.

Che tantissime sono le persone che si spostano per garantire assistenza e beni/servizi di prima necessità a tutti i cittadini.

Che spesso i piccoli negozi di quartiere hanno scelto di chiudere e quindi per trovare un negozio aperto dobbiamo fare più strada.

Le altre Regioni

L’iniziativa della Regione Lombardia sembra non dispiacere e anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, abbraccia questa possibilità.

«Il tracciamento dei movimenti attraverso i cellulari per limitare la diffusione del coronavirus è un’ottima soluzione.

Ma siamo in emergenza e ci vuole un provvedimento per queste attività.

Ci hanno proposto dei software stratosferici, però mi metto nei panni dei cittadini, bisogna che ci sia una legittimazione giuridica».

Oltre a questo, in molte città di Italia le forze dell’ordine stanno facendo uso di droni per identificare rapidamente gli assembramenti di persone in aree pubbliche.

Così come il Sindaco di Firenze, Dario Nardella, sta facendo uso, per lo stesso fine, delle sue controverse mille telecamere di videosorveglianza.

Le risposte del Governo

Il Governo del resto già si stava muovendo in tal senso.

Con il primo decreto sull’emergenza del 9 marzo, la Protezione civile, il ministero della Salute, l’ Istituto superiore di sanità, gli ospedali hanno già ottenuto una deroga per acquisire e trattare i dati biometrici che identificano in modo univoco una persona o quelli sulla salute.

Il decreto del 17 marzo, Cura Italia, prevede invece la nomina di un «contingente di esperti» che si occupi «di dare concreta attuazione alle misure adottate per il contrasto e il contenimento del diffondersi del virus con particolare riferimento alle soluzioni di innovazione tecnologica».

Sarà il ministero dell’Innovazione di Paola Pisano a occuparsi di questa task force, di cui faranno parte economisti ed esperti del tracciamento dei dati i cui nomi arriveranno con un decreto di nomina.

Ancora diverso è il discorso del monitoraggio dei contatti dei casi positivi.

Per attivarlo e andare a indagare sulla posizione e sugli spostamenti dei singoli cittadini e delle persone che incrociano, seppur ridistribuendoli anonimamente, servono regole e garanzie.

Ma su questo il Governo non si è ancora sbilanciato.

La parola al Garante per la privacy

Il Corriere ha chiesto al Garante per la privacy Antonello Soro di chiarire i punti più delicati.

antonello saro garante privacy
Antonello Saro, Garante della privacy – Foto Ansa

Sul caso della Lombardia

«Non siamo stati informati dell’iniziativa della Lombardia e non la conosciamo, dunque, nei dettagli. Dalle notizie pubblicate sembrerebbe si tratti unicamente di dati aggregati e anonimi e ci riserviamo di verificarlo».

Sul tracciamento dei contagi

«L’acquisizione di trend, effettivamente anonimi, di mobilità potrebbe risultare una misura più facilmente percorribile.

Laddove, invece, si intendesse acquisire dati identificativi, sarebbe necessario prevedere adeguate garanzie, con una norma ad efficacia temporalmente limitata e conforme ai principi di proporzionalità, necessità, ragionevolezza.

In tal senso, andrebbe effettuata un’analisi dell’effettiva idoneità della misura a conseguire risultati utili nell’azione di contrasto.

Ad esempio, apparirebbe sproporzionata la geolocalizzazione di tutti i cittadini italiani, 24 ore su 24.

Non soltanto per la massività della misura ma anche e, forse, preliminarmente, perché non esiste un divieto assoluto di spostamento e dunque la mole di dati così acquisiti non avrebbe un’effettiva utilità.

Diversa potrebbe essere, invece, la valutazione relativa alla geolocalizzazione, quale strumento di ricostruzione della catena epidemiologica. In ogni caso, è indispensabile una valutazione puntuale del progetto. Non è il tempo dell’approssimazione e della superficialità».

Sul coinvolgimento di piattaforme come Google o Facebook

«Il coinvolgimento delle piattaforme, se necessario ai fini dell’acquisizione di dati utili a fini di prevenzione, va normato adeguatamente, circoscrivendo, per ciascun soggetto coinvolto nella filiera del trattamento, i rispettivi obblighi.

Se, infatti, può essere opportuno che il patrimonio informativo di cui dispongano i big tech sia messo a disposizione per fini di utilità collettiva, dall’altro questo non deve risolversi in un’occasione di ulteriore incremento di dati da parte loro.

In ogni caso, gli utenti devono essere adeguatamente informati di tale ulteriore flusso di dati, che deve essere comunque indirizzato solo ed esclusivamente all’autorità pubblica, a fini di prevenzione epidemiologica».

Sui paletti da mettere, adesso

«Bisognerebbe anzitutto orientarsi secondo un criterio di gradualità e, dunque, valutare se le misure meno invasive possano essere sufficienti a fini di prevenzione.

Ove così non sia, si dovrà studiare modalità e ampiezza delle misure da adottare in vista della loro efficacia, proporzionalità e ragionevolezza, senza preclusioni astratte o tanto meno ideologiche, ma anche senza improvvisazioni.

Il Garante fornirà, naturalmente, il suo contributo nello spirito di responsabilità e leale cooperazione istituzionale che ne ha sempre caratterizzato l’azione, nella consapevolezza della difficoltà del contesto attuale».

Per completezza vi invito anche a leggere l’intervista ad Antonello Soro di Angela Majoli dell’Ansa e reso pubblico lo scorso 17 marzo.

Il Grande Fratello sarà dunque ammesso, con le dovute limitazioni e garanzie, al tempo del coronavirus?

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