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Educazione Digitale

Internet entra in clausura

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Internet, tra le diverse opportunità che offre, ci consente di valorizzare le nostre relazioni interpersonali.

Questo è quello che è successo il giorno che sono entrata in contatto su Facebook con Suor Cecilia, della comunità religiosa di clausura delle Carmelitane Scalze di Piacenza.

Si avete letto bene, una suora di clausura “incontrata” su Facebook.

Comprendo il vostro stupore, che inizialmente non nego essere stato anche il mio. Ma è proprio per dare risposte a questo stupore che nasce questa intervista.

L’inizio di un bellissimo rapporto di amicizia, fatto di condivisione e di scambio di opinioni soprattutto su Tecnologia ed Etica.

Un rapporto che ad oggi è possibile grazie alle videochiamata e alle chat, nell’attesa di potersi incontrare personalmente, con le dovute limitazioni, quanto prima.

Ecco dunque che con una chat ha avuto inizio questo mio viaggio alla scoperta di una realtà solo in apparenza lontana da quella fuori delle mura del monastero.

Dove il tempo speso su Internet è usato per dare valore alla vita e usato con grande discrezione e consapevolezza.

Chi delle due ha da insegnare all’altra?

In realtà entrambe, in uno straordinario alternarsi di punti di vista che ha riportato il mio pensiero a uno dei miei libri preferiti, “Se ne ride chi abita i cieli. L’abate e il manager: lezioni di leadership fra le mura di un monastero” di Giulio Dellavite.

Con Suor Cecilia non parliamo di leadership ma di tecnologia e Internet, del suo uso etico e delle opportunità che può offrire.

Quindi in attesa di un suo approfondimento su Intelligenza Artificiale ed Etica, nel frattempo con piacere vogliamo condividere con voi alcune delle nostre riflessioni.

Nell’immaginario collettivo quando si pensa alla clausura il pensiero corre alle vicende della Monaca di Monza, uno dei personaggi più famosi de I promessi sposi di Alessandro Manzoni. Ma oggi le claustrali sono molto diverse dall’idea canonica che si è sempre diffusa, quella di donne isolate nel silenzio. Scrivono, intervengono, sostengono, aprono le porte della loro casa per offrire ascolto, vicinanza, organizzano corsi, incontri; vendono i prodotti dei loro orti, giardini, campi, i loro bellissimi lavori artigianali. Cosa significa essere suora di clausura nel XXI secolo?

Penso che il compito della spiritualità sia sempre quello di permettere alle istanze più profonde del cuore dell’uomo di trovare casa nelle diverse epoche.

La spiritualità è la possibilità di rimanere in contatto con la vita, con Dio per chi è credente, nelle situazioni contingenti della propria esistenza e questo è anche il lavoro culturale dei monaci e delle monache.

La nostra vita in monastero è un continuo lavoro nel far incontrare in noi stesse le domande del nostro tempo con la fede e la tradizione religiosa che ci sono consegnate e scoprire così quale nuova sintesi può emergere, quali possibilità di vita sono nascoste anche nel nostro tempo.

È questo impegno di ricerca, personale e comunitario, il nostro ‘lavoro’ principale.

È questo, penso, che ci permette di poter ascoltare, comprendere, accompagnare, le persone che ci avvicinano.

Ritengo che sia l’autenticità dell’umanità che non si stanca di cercare la verità ad attrarre le persone.

Secondo i dati aggiornati al 31 dicembre 2018 e diffusi recentemente dall’agenzia vaticana Fides, mentre il numero totale dei sacerdoti e delle religiose nel mondo continua a diminuire si distingue il dato in controtendenza che riguarda le religiose che scelgono la vita contemplativa. Sono quasi 34mila in tutto il mondo, concentrate principalmente in Europa, e in particolare in Italia e Spagna. Ma gli ordini monastici di clausura ora si stanno diffondendo in altri continenti, soprattutto in Asia, Africa e America Latina. Tra questi ordini il tuo, quello delle carmelitane scalze, è il più numeroso ed è quello che ha realizzato lo sviluppo più consistente, tanto che oggi i vostri monasteri si trovano in 98 Paesi diversi e contano oltre 11mila religiose. Come te lo spieghi?

Direi che il monachesimo è qualcosa di profondamente umano, tant’è che è radicato, in forme diverse, in tutte le culture religiose, di ogni tempo e di ogni luogo.

Il monachesimo esprime il bisogno di ricerca dell’uomo e questo non può essere soppresso.

Può essere talvolta soffocato, magari addomesticato, ma mai spento.

Anche noi, almeno in Italia e in Europa, viviamo la diminuzione delle vocazioni e l’invecchiamento delle comunità anche se sicuramente meno di tante congregazioni di vita attiva.

La sfida, per noi come per tutti, credo che sia quella, anche e soprattutto in questo tempo di cambiamenti così rapidi, di non fermarci alle modalità e alle forme conosciute, ma di continuare a lasciarci interrogare dalla realtà perché anche le nostre risposte possano rimanere significative e comprensibili.

Questo innanzitutto per non perdere il senso del nostro stile di vita, ma anche per non renderlo inaccessibile agli altri.

Secondo le direttive contenute nell’istruzione Cor Orans della Congregazione per gli istituti di vita Consacrata del 2018, le suore di clausura possono accedere ai media e utilizzare i social ma solo “con sobrietà e discrezione, non solo riguardo ai contenuti ma anche alla quantità delle informazioni e al tipo di comunicazione, affinché siano al servizio della formazione alla vita contemplativa e delle comunicazioni necessarie, e non occasione di dissipazione o di evasione della vita fraterna”, perché il rischio altrimenti è “svuotare il silenzio contemplativo quando si riempie la clausura di rumori, di notizie e di parole”. In realtà già da almeno 10 anni i diversi ordini religiosi, compresi quelli di clausura, sono online con siti Internet, dimostrando grande dimestichezza nell’uso di Internet e delle comunicazioni applicate alla tecnologia. Secondo te perché si è resa necessaria questa puntualizzazione?

Il mondo della vita contemplativa femminile a cui è indirizzata l’Istruzione Cor Orans è molto variegato.

Ogni comunità è autonoma per cui i cammini si differenziano molto da una comunità all’altra.

Penso che questo documento abbia voluto porre un punto fermo che, da un lato confermasse l’opportunità dell’uso di Internet anche nel contesto della nostra vita e, nello stesso tempo ne mettesse in luce i rischi.

Il fatto che sia nato da un ascolto del vissuto delle comunità monastiche lo ritengo un aspetto positivo.

Per quel che ho visto è stata la comunicazione sui media che ha dato molto risalto a questo punto del documento facendo sembrare, come tu evidenzi, che anche noi potessimo iniziare – finalmente! – ad accedere al web, ma non è così.

Gli aspetti che per noi sono stati più significativi di questa istruzione sono stati altri, come le modifiche nell’iter della formazione iniziale e la valorizzazione, anche a livello giuridico, delle federazioni di monasteri.

È interessante però vedere come evidentemente quello che faceva scalpore era proprio il fatto che le monache usassero/potessero usare Internet!

Quali sono le tecnologie che utilizzate e come, nel loro uso quotidiano, si concretizzano le direttive del Cor Orans?

Direi che i due punti indicati da Cor Orans – formazione e comunicazione – sono i motivi principali del nostro accesso a Internet.

Da anni, infatti, seguiamo corsi online in diverse facoltà teologiche e, sempre via web (per e-mail o su Facebook) veniamo contattate da persone che chiedono ascolto, confronto, preghiera.

Nel tempo abbiamo iniziato a usare questi mezzi anche per diffondere alcuni nostri contributi come commenti al vangelo e riflessioni.

In che modo in questo periodo di lockdown è stato utile saper cogliere le opportunità dei social e di Internet per essere più vicino alle persone e come lo avete fatto?

Ci siamo rese disponibili ad incontrare in videochiamata gruppi che prima venivano in presenza a chiedere una nostra testimonianza.

È stato molto interessante confrontarsi con loro, ciascuno dalla sua ‘clausura’, in questo tempo che ha suscitato molte domande e ha fatto emergere anche tante fatiche.

Anche con le nostre riflessioni, testi e video, abbiamo voluto accompagnare questo tempo con la nostra esperienza e riflessione.

Inoltre durante il lockdown di un anno fa, non potendo accogliere le persone nella nostra chiesa, abbiamo iniziato a inviare le registrazioni dei momenti di preghiera comunitari via Whatsapp e poi…abbiamo continuato!

Cosa rispondi a chi vi accusa di incoerenza nell’aver scelto nella vita reale la clausura fisica per poi concedervi il contatto con il mondo nella vita online?

Credo che dipenda tutto dall’idea di clausura che si ha.

Se clausura volesse dire evitare l’incontro con le persone, avrebbero ragione, ma storicamente, oltre che teologicamente, non è così.

Teresa d’Avila, fondatrice del nostro Ordine, ci ha dimostrato, con le migliaia di lettere che ha scritto e che ancora conserviamo, come la clausura non rappresenti una chiusura alle relazioni, anzi. Sono lettere che rappresentano un chiaro segno della ricchezza di relazioni che aveva.

Clausura è scegliere un punto di vista diverso sulle cose, non uscirne – cosa che peraltro sarebbe impossibile.

Vorremmo usare Internet ‘a modo nostro’, questo sì, come facciamo per le altre cose, per poter custodire uno sguardo contemplativo, e cioè profondo, intenso, anche su questa realtà.

Quali sono i rischi e i pericoli di Internet che temi maggiormente e quali consigli puoi darci per cercare di essere dei naviganti più consapevoli?

Penso che i rischi continuino, come in ogni tempo, a risiedere nel cuore dell’uomo.

Mi sembra che la cosa più importante sia non ‘metterci via’ mentre usiamo Internet, così come mentre facciamo qualunque altra cosa.

Ascoltarci, osservarci per poter riflettere su quello che facciamo, per non pensare che il tempo passato su Internet sia un tempo bonus o un tempo separabile da tutto il resto, con tutti i danni, a noi e a gli altri, che questo può comportare.

E, ascoltandoci, poter anche eventualmente correggere la via, perché anche il tempo speso su Internet sia tempo prezioso, degno della nostra vita e di quella di chi incontriamo nelle nostre navigazioni.

Chi è Suor Cecilia

Sono sr Cecilia, ho 35 anni e dal 2005 faccio parte della comunità delle Carmelitane Scalze di Piacenza, tredici sorelle di tutte le età, in cui ultimamente mi occupo della formazione.

Credo nella ricchezza dell’incontro fra la nostra vita monastica e la cultura di oggi e nell’importanza di non smettere mai di cercare.

suor cecilia

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Founder del blog ConsapevolMente Connessi, Ingegnere Informatico appassionata di CyberSecurity approdata da qualche anno al Coaching. Un mix di competenze che sa farmi apprezzare le opportunità offerte dalla trasformazione digitale in cui viviamo, ben consapevole dei rischi insiti in essa. Perché la onlife è come un salto con lo skateboard: potresti cadere, lo sai, ma è altrettanto vero che, con la giusta guida, potresti imparare a chiudere i trick più difficili.

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