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Instagram For Kids, il social per gli under 13

Tempo di lettura - 4 minuti

Instagram, il social network basato sulla condivisione di immagini e contenuti multimediali, starebbe pensando a una piattaforma dedicata agli under 13, un Instagram For Kids.

Un tentativo per tutelare i più piccoli dai pericoli del web e da eventuali contatti indesiderati con adulti sconosciuti.

In linea con quanto già proposto da altre piattaforme ritenute col tempo sicure per i bambini, come YouTube Kids e Messenger Kids.

Una risposta, per alcuni discutibile, agli accadimenti recenti che hanno:

  • richiesto l’intervento del Garante per la Privacy nei confronti di TikTok, che ha messo in atto nuove regole per gli under 16;
  • acceso il dibattito sull’età minima per l’iscrizione ai social network e la verifica di questa all’atto dell’iscrizione (age verification).

La versione attuale di Instagram vieta l’utilizzo del social network ai minori di 13 anni e nei paesi dell’Unione Europea vige un regolamento europeo, il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), che fissa a 14 anni l’età minima per poter accettare le regole sul trattamento dei dati personali e dunque la possibilità di aprire un account social.

Ma sappiamo che si tratta di vincoli facilmente aggirabili poiché basati esclusivamente su una auto-dichiarazione.

Così come sappiamo, purtroppo, che sebbene esistano piattaforme dedicate ai bambini, anche queste sono soggette ad “errori”, tanto che nel corso del 2019:

  • la Federal Trade Commission americana inflisse a Google una multa di 170 milioni di dollari per aver raccolto dati dei minori su YouTube, senza il consenso dei genitori, per mostrare loro annunci pubblicitari rilevanti;
  • Messenger Kids, il prodotto Facebook rivolto a bambini di età compresa tra 6 e 12 anni, a due anni dal suo lancio evidenziava un bug che consentiva ai più piccoli di unirsi a gruppi con estranei e chattare così con contatti adulti, anche non approvati;

Senza dimenticare la questione dei cartoon fake, un rifacimento dei più popolari cartoni animati amati dai piccoli, come Topolino o Peppa Pig, realizzati in versione “cattiva” che nel 2017 riuscirono a passare i filtri di YouTube Kids. Una vera e propria sconfitta degli algoritmi di controllo.

I rumors su Instagram For Kids

La realizzazione di un Instagram per gli under 13 al momento costituisce un’indiscrezione resa pubblico dalla piattaforma Buzzfeed news, che parrebbe aver intercettato delle note interne all’azienda di Menlo Park.

Secondo tale rumor si tratterebbe di un progetto, ancora in fase di sviluppo e definizione, che sarebbe supervisionato da Adam Mosseri, capo di Instagram, e guidato da Pavni Diwanji, ora in Facebook ma che in precedenza ha lavorato per Google al progetto YouTube Kids.

Del resto sono molte le preoccupazioni del pubblico in merito ai contenuti presenti su Instagram.

Un sondaggio del 2017 condotto da Ditch the Label, un’organizzazione no profit anti-bullismo, ha rilevato che il 42% delle persone di età compresa tra 12 e 20 anni ha subito cyberbullismo su Instagram, la percentuale più alta di qualsiasi piattaforma misurata.

Nel 2019, la National Society for Prevention of Cruelty to Children nel Regno Unito ha riferito di aver riscontrato un “aumento del 200% nei casi registrati nell’uso di Instagram per colpire e abusare di bambini” (fenomeno noto come grooming).

A cui si aggiungono episodi di trolling, flaming, hate speechbody shaming che, secondo le accuse, farebbero parte della quotidianità di Instagram.

«I bambini chiedono sempre più spesso ai loro genitori se possono iscriversi ad app che li aiutano a stare al passo con i loro amici. Una versione di Instagram in cui i genitori hanno il controllo, come abbiamo fatto con Messenger Kids, è qualcosa che stiamo esplorando. Condivideremo più dettagli lungo la strada» 

Adam Mosseri – capo di Instagram

Una versione in cui introdurre importanti restrizioni sui contenuti e sulle persone con cui poter venire in contatto per consentire ai bambini di navigare in tutta sicurezza sulla piattaforma social.

Fornendo ai genitori maggior trasparenza e controllo, che in realtà non si traducono sempre in maggior attenzione da parte dei genitori sulle attività compiute dai figli sul social network.

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Foto di drobotdean su Freepik

Ma è questa la soluzione al problema della age verification?

Sicuramente no ma potrebbe essere utile nell’attesa che Instagram risolva questa problematica tramite nuovi sistemi automatici di rilevamento dell’età basati sull’Intelligenza Artificiale e l’apprendimento automatico.

Per i quali non è ancora chiaro quando e come verranno utilizzati.

Ciò nonostante sono in molti a vedere l’intento di Zuckerberg di catturare una fascia d’età che, in realtà, non dovrebbe essere incoraggiata all’uso dei social network (come anche gli è stato fatto presente al lancio di Messenger Kids).

La parola all’esperto

Nel frattempo, riporto con piacere le riflessioni condivisibili di Ivano Zoppi,  segretario generale di Fondazione Carolina Onlus, dedicata alla memoria di Carolina Picchio, la ragazza di 14 anni morta a causa del cyberbullismo e alla quale è dedicata la legge sul cyberbullismo approvata nel 2017.

Un’associazione sempre attenta ai nostri ragazzi e al loro benessere, che quotidianamente supporta famiglie e comunità educante per far sì che la Rete diventi un luogo sicuro per i bambini e gli adolescenti.

«Dopo aver scoperto sulla pelle dei bambini le conseguenze dell’uso anzitempo, distorto e inconsapevole delle nuove tecnologie, Instagram decide di lanciare una sua versione per under 13. Il primo social pensato per l’infanzia…

Siamo sicuri che stiamo andando nella direzione giusta?

Per decenni ci siamo preoccupati degli effetti della Tv usata come baby sitter, antidoto ai capricci e richieste di attenzioni. Se il problema di allora erano il carosello e i cartoni animati delle 20, sarebbe giustificata più di una nostalgia. 

Perché i bambini non sono piccoli adulti, ma semplicemente bambini.

Eppure siamo così felici se imitano quello che facciamo noi, i nostri ritmi e i nostri gesti quotidiani… Quasi come a giustificare le nostre (cattive) abitudini.

Un tablet o uno smartphone in mano a un bambino rappresentano le nuove foglie di fico dei genitori, troppo indulgenti e distratti per accompagnare i propri figli lungo un complesso e straordinario percorso di crescita. Così, invece di presentare loro il mondo, di condividere valori, regole e sogni, meglio che lo scoprano attraverso uno schermo, tanto lì c’è tutto quello di cui hanno bisogno. E poi non rischiano nulla, se restano nella loro cameretta.

Sì, vero, pubblichiamo troppe foto dei minori sul web e nelle chat, ma tanto le usano anche loro… Che poi, se anche la scuola li mette davanti allo schermo, perché mai dovrebbero essere mamma e papà a negarlo!

Fondazione Carolina, con i suoi esperti, è impegnata ogni giorno a supporto delle scuole e delle famiglie per gestire questo grande corto circuito educativo che la Didattica a distanza ha prodotto nella nostra cultura. Un effetto collaterale che non avevamo considerato, quando un anno fa, in pieno lockdown, stavamo cercando di capire come portare a conclusione l’anno scolastico.

Eppure adesso, piuttosto che correggere il tiro e trovare delle soluzioni che possano restituire il diritto all’infanzia, anche al tempo della pandemia, preferiamo nascondere la sabbia sotto il tappeto… del mouse»

Ivano Zoppi – segretario generale Fondazione Carolina Onlus per Agenzia DiRE

Detto questo, siamo certi che pur avendo delle piattaforme per bambini, i bambini rimarranno lì senza passare alle versioni per adulti?

Sicuramente le tecnologie non vanno demonizzate ma rese adatta anche a un pubblico più giovane che, soprattutto in questi mesi di pandemia, è diventata indispensabile per la scuola ma anche per i rapporti sociali.

Founder del blog ConsapevolMente Connessi, Ingegnere Informatico appassionata di CyberSecurity approdata da qualche anno al Coaching. Un mix di competenze che sa farmi apprezzare le opportunità offerte dalla trasformazione digitale in cui viviamo, ben consapevole dei rischi insiti in essa. Perché la onlife è come un salto con lo skateboard: potresti cadere, lo sai, ma è altrettanto vero che, con la giusta guida, potresti imparare a chiudere i trick più difficili.

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