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Il dilagare della TikTok-mania

Tempo di lettura - 4 minuti

Youtube, Instagram ed ora TikTok. Il sogno di diventare un influencer sembra ormai inseguito da tutti i nativi digitali.

Promuovere se stessi trasformando (a volte in modo imbarazzante) una passione in un lavoro, lanciare mode del momento, essere popolari su Internet, influenzare le persone e i loro comportamenti.

Essere vere e proprie figure ispirazionali, pagine pubblicitarie viventi.

In questa società post-moderna governata dal consumismo, dove apparire sembra essere più premiante dell’essere.

Dove tutti i Social devono fare la corsa a offrire la miglior vetrina da cui esibirsi.

Come diventare un influencer

Ma quali sono gli ingredienti fondamentali per tentare di realizzare questo sogno?

Costanza nelle pubblicazioni, specifica competenza in un settore, la scelta di un canale comunicativo immediato e frequentato dai nostri clienti in target.

E, peggio, esibirsi e/o ostentare il proprio corpo per riuscire ad ottenere quanti più like e approvazioni possibili.

Chi e cosa è TikTok

Ultimamente non si parla d’altro che del nuovo social network TikTok.

Amato dal mondo degli utenti della Generazione Z (ovvero nati tra il 1997 e il 2010). E (attenzione) soprattutto dai bambini (sebbene il limite di età impostato dalla piattaforma parta dai 13 anni).

L’attuale versione TikTok nasce nel 2017 dalla fusione di TikTok (allora non molto popolare) con Musical.ly.
Questa operazione venne condotta da una startup cinese, la Bytedance, che oggi vanta oltre 500 milioni di utenti attivi (2.4 milioni solo in Italia) e oltre un miliardo di download.

Una delle poche app di social media cinesi a riscontrare successo nei Paesi occidentali.

La TikToker più influente è Loren Gray, 17 anni, e ha ben 33 milioni di followers.

I marketers stanno muovendo i primi passi esplorativi per includerlo nelle proprie strategie. L’elenco dei marchi su TikTok include già Nike, Fenty Beauty e Apple Music, Guess, Calvin Klein, Universal Pictures.

E con essi le prime “contaminazioni” di annunci pubblicitari e funzionalità di advertising.

Parole d’ordine: clip e sfide virali

A differenza degli altri Social, si tratta una piattaforma di video-sharing che permette di registrare e condividere clip di 15 o 60 secondi abbinate a musica, effetti sonori e filtri.

Le clip comprendono balletti, mini-sketch comici, parodie musicali o lip-sync (video in cui si muove la bocca in sincrono con la canzone o una scena di un film).

Ma sono le “sfide” virali a cui sono chiamati gli utenti di TikTok, il vero successo di questo social network. Basta ricordare #IgtChallenge (34 milioni di visualizzazioni totali), la sfida lanciata da Italia’s got talent.

Perché preoccupa

L’aspetto che desta maggiore preoccupazione, e che condivido, è che, a differenza degli altri Social, TikTok ruota meno attorno alle persone che si decide di seguire e più invece alla scoperta/ricerca di nuovi contenuti.

Il feed infatti mostra i contenuti degli utenti che suppone tu voglia guardare e apporta modifiche in base al tuo comportamento nel tempo (pur consentendo di fare ricerche di contenuti per parole chiave/hashtag).

Si può certo dichiarare il proprio disinteresse per un tipo di video (selezionando il video e indicando “Non mi interessa”), ma è pur vero che questa azione si può intraprendere solo a video già iniziato.

Immagina una versione di Facebook che sia in grado di riempire il tuo feed prima che tu sia amico anche solo di una persona. Questo è TikTok“.

John Herrman – editorialista del New York Times

Per cosa ne abbiamo già sentito parlare

È qualche mese che, mossa dalla mia solita curiosità, ho creato un account TikTok ed ho cercato di capirne il funzionamento e i possibili pericoli. Ma il susseguirsi di notizie su questo canale social mi ha portato solo oggi a scrivere di questo fenomeno dilagante.

Solo nel corso di questo anno abbiamo sentito parlare di come TikTok sia stata:

  • multata per 5,7 milioni per avere raccolto illegalmente informazioni personali dei bambini di età inferiore ai tredici anni senza il consenso dei genitori (come previsto per legge) con obbligo di rimuovere tutti i video caricati da questi;
  • sfruttata dai terroristi ISIS per reclutare nuovi agenti e diffondere i filmati appartenenti al sedicente Stato Islamico, camuffando i video in modo che sfuggissero ai moderatori della piattaforma (come del resto è successo anche con Facebook);
  • indicata dagli USA come rischio per la sicurezza nazionale visti i possibili legami con il governo cinese;
  • sottoposta a censura qualora i contenuti pubblicati non fossero in linea con le direttive del governo cinese e del Partito comunista (come ipotizzato questi giorni con il video dell’adolescente che ha usato un “finto” tutorial di trucco per denunciare i campi di detenzione per musulmani in Cina);
  • utilizzata dai pedofili per adescare minori (come denunciato , sempre in questi giorni, da una scuola modenese).

Leggendo questa sequenza di notizie trovo comprensibile il destarsi delle ansie dei genitori.

Come difendersi in generale sui Social

Sulla base della mia esperienza proverò dunque a fornire qualche consiglio/spunto di riflessione, applicabile in realtà a qualsiasi Social Network o canale comunicativo virtuale utilizzato:

  • tenersi costantemente aggiornati sulle app del momento approfondendone opportunità, limiti e pericoli, quindi informarsi e formarsi prestando attenzione all’attendibilità della fonte;
  • impostare i propri account (e quelli dei figli) come account privati, garantendone dunque la visibilità esclusivamente a persone conosciute realmente e ricordando che nel virtuale non sempre si incontra chi dice di essere;
  • verificare sempre tutte le impostazioni dell’account una volta creato (in modo particolare quelle sulla privacy e sulla sicurezza, come ad esempio le opzioni in merito alla regole di profilazione, ai metodi con cui si accetta di essere contattati e da chi). Ricorda che appena creato l’account questo è pubblico senza restrizioni sugli aspetti sopra indicati;
  • avere profili collegati con quelli dei figli;
  • usare nickname e/o evitare di fornire informazioni che rendano identificabili, spiegando ai propri figli come potrebbero essere sfruttate tali informazioni da malintenzionati e l’importanza della privacy propria e delle persone che li circondano;
  • sfruttare applicazioni di parent control (per filtrare contenuti non adatti) e di gestione del tempo (per impostare un timer di utilizzo dei Social);
  • prestare sempre attenzione prima di accettare termini e condizioni d’uso, soprattutto ove richiesto di cedere anche il diritto all’utilizzo dell’immagine (come successo con FaceApp, applicazione apparsa su Facebook e di proprietà di una azienda russa, con il conseguente clamore dei dubbi in merito al trattamento dei dati raccolti da parte del governo Russo);
  • accompagnare i propri figli nell’esplorazione della Rete e degli ambienti social spiegandogli possibili pericoli, mostrandosi interessati e ascoltandoli senza giudizio;
  • domandarsi perché i bambini sentano l’esigenza di mettersi in mostra.

Ancora molto deve essere fatto per garantire la sicurezza degli utenti in Rete e sui Social ma ritengo che questo non possa escludere in alcun modo il coinvolgimento di noi adulti.

Founder del blog ConsapevolMente Connessi, Ingegnere Informatico appassionata di CyberSecurity approdata da qualche anno al Coaching. Un mix di competenze che sa farmi apprezzare le opportunità offerte dalla trasformazione digitale in cui viviamo, ben consapevole dei rischi insiti in essa. Perché la onlife è come un salto con lo skateboard: potresti cadere, lo sai, ma è altrettanto vero che, con la giusta guida, potresti imparare a chiudere i trick più difficili.

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