Tante identità virtuali rappresentate dalle teste dei Lego
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Identità virtuale: una, nessuna e centomila

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«L’identità è la consapevolezza che hai di te, i valori e le convinzioni che definiscono chi sei e qual è la tua missione, il tuo scopo nella vita. Quando questa viene costruita e riconosciuta tramite i diversi mezzi di comunicazione in Rete si parla di identità virtuale»

Con l’avvento di Internet, e il conseguente cambiamento radicale delle nostre vite che ne è derivato, la Rete ad oggi è a tutti gli effetti un “laboratorio di identità” (o come è stato definito un “identity playground”, il parco giochi dell’identità), dove si ha l’opportunità di costruirne di nuove e di sperimentarle.

Ed ecco che dunque ci viene data la possibilità di interpretare di volta in volta un personaggio diverso, indossando una maschera diversa.

Identità usa e getta, vaghe e appena accennate, di cui sbarazzarsi velocemente, oppure identità complete, credibili, delineate e importanti quanto quella reale.

Se siamo maschi, possiamo fingerci femmine, se siamo vecchi possiamo fingerci giovani, se siamo timidi possiamo fingerci audaci. Possiamo cambiare genere, stato, aspetto quando e come vogliamo.

Con quale obiettivo? Acquisire più consapevolezza di noi stessi capendo ciò che realmente desideriamo. Oppure solo fingere di essere qualcun altro per scherzare, per proteggere la propria privacy, per sperimentare, per fuggire dal proprio status della vita quotidiana.

«Molte persone cominciano recitando un ruolo totalmente differente dal Sé reale, ma è inevitabile che ognuno finisca per portare qualche aspetto della propria personalità nel suo personaggio»

“Follow the White rabbit” – The Matrix

Presentarsi in modi diversi e, contemporaneamente, esprimendo parti inesplorate del proprio Sé, osservandosi.

Un anonimato che consente di essere più disinibiti e più sicuri, di indagare il modo in cui si appare agli occhi degli altri e con la libertà di cambiare opinione, gusti e modi di pensare, per meglio adattarsi ai continui cambiamenti del “pubblico della Rete”.

Basti pensare ai giochi/videogiochi di ruolo online (nelle sue evoluzioni MUD e MMORPG): vere e proprie “macchine dell’immaginazione” in cui i giocatori condividono la narrazione, protagonisti e co-autori nello stesso tempo, in cui i personaggi sono indefiniti e facilmente modificabili a discrezione degli utenti.

Oppure ai social che hanno trasformato l’identità virtuale in un brand personale, ovvero un Sé confezionato come se fosse una marca o un prodotto.

La storia di Vitangelo Moscarda

Ed immersa in tutte queste considerazioni non può che tornarmi alla memoria un personaggio della mia adolescenza (protagonista di una delle mie tesine mensili di Letturatura Italiana): Vitangelo Moscarda in “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello.

Vitangelo, che si scopre un estraneo a Sé stesso, diverso da quello che gli altri vedono in lui.

Sarà solo l’immagine dello specchio a riverargli che, oltre ad indossare centomila maschere, una per ogni persona che conosce, egli stesso non sa in fondo chi è veramente. E’ uno, è tanti e allo stesso tempo è nessuno.

Unica via di scampo in questa storia è la follia, che lo porta a voler sfidare quel mondo dalle centomila apparenze nel quale si sente imprigionato.

Eccoci dunque arrivati al bivio: scegliere se continuare ad indossare in modo consapevole una maschera, rinunciando per sempre a Sé stessi, oppure, rinnovarsi ogni giorno senza perdere l’autenticità che ci caratterizza. Consapevoli o ipocriti.

«Non mi conoscevo affatto, non avevo per me alcuna realtà mia propria, ero in uno stato come di illusione continua, quasi fluido, malleabile; mi conoscevano gli altri, ciascuno a suo modo, secondo la realtà che m’avevano data; cioè vedevano in me ciascuno un Moscarda che non ero io non essendo io propriamente nessuno per me: tanti Moscarda quanti essi erano… Una realtà non ci fu data e non c’è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile»

Luigi Pirandello – Uno, nessuno e centomila

Founder del blog ConsapevolMente Connessi, Ingegnere Informatico appassionata di CyberSecurity approdata da qualche anno al Coaching. Un mix di competenze che sa farmi apprezzare le opportunità offerte dalla trasformazione digitale in cui viviamo, ben consapevole dei rischi insiti in essa. Perché la onlife è come un salto con lo skateboard: potresti cadere, lo sai, ma è altrettanto vero che, con la giusta guida, potresti imparare a chiudere i trick più difficili.

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