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Dipendenza da Internet,  Genitori Digitali

Hikikomori, cosa è e come uscirne

Tempo di lettura - 6 minuti

L’hikikomori  è un termine giapponese (la cui traduzione è “mi ritiro”) introdotto nel 1998 dallo psichiatra giapponese Saito per riferirsi a tutti quei ragazzi che volontariamente si isolano per un periodo lungo all’interno della propria casa.

Un fenomeno da molte sfaccettature ma soprattutto molto subdolo.

I giovani scelgono di abbandonare scuola e amici e rimanere chiusi nella propria stanza, senza alcun contatto con il mondo esterno se non attraverso la rete.

È una sottocategoria dei “neet”, termine usato per chi non vuole né studiare né lavorare: gli hikikomori possono essere anche neet, alcuni neet sono anche hikikomori.

La caratteristica principale di questi ragazzi è il rifiuto della società manifestata tramite la scelta dell’autoisolamento fisico e l’utilizzo di Internet per dialogare.

I ragazzi perlopiù coinvolti hanno un’età compresa tra i 14 e i 30 anni e sono per la maggior parte maschi.

Ciò nonostante, secondo un’indagine condotta dal governo giapponese, non è da escludere l’incidenza di questo fenomeno anche tra gli adulti over 40.

Infatti, sebbene l’Hikikomori si presenti in adolescenza, esso può cronicizzarsi e durare per tutta la vita.

Cosa è e cosa non è l’Hikikomori

Quando di parla di hihikomori si fa riferimento a una scelta del tutto volontaria e consapevole che ragazzi sani fanno per vivere in maniera isolata.

Questa condizione non è determinata da cause esterne o da patologie preesistenti, né tanto meno è possibile affermare che non rappresenti un disagio.

L’hikikomori è una spinta all’isolamento fisico continuativo nel tempo che si innesca come risposta alle pressioni di realizzazione sociale ed economiche tipiche delle società capitalistiche di questo tempo.

Realizzazione sociale che si individua nell’atteggiamento del volere sempre qualcosa di più dai giovani, per esempio voti alti, un lavoro altamente retribuito, possedere caratteristiche ben precise come essere sportivo, bello, attraente, e nell’atteggiamento di continua comparazione a altri familiari o amici.

Durante la fase adolescenziale quando il ragazzo è alle prese con la sua crescita, con la creazione della sua identità e con la costruzione di aspettative in età adulta, legge questi comportamenti come una pressione che gli produce inadeguatezza.

Così si crea un gap tra realtà e aspettative di genitori, insegnati e coetanei.

“Tu devi…”

Sono parole che precedono la frase di adulti che chiedono ai ragazzi di rispondere a canoni precisi, stereotipi non rispettando le caratteristiche di ognuno.

Quando questo gap o blocco diventa troppo grande da gestire, i giovani si ritrovano a sentirsi impotenti, falliti e a perdere il controllo facilmente rifiutando anche tutte quelle persone che hanno alte aspettative su di loro.

Giacché le persone che rappresentano tali aspettative sono proprio genitori, amici, familiari, insegnanti, di conseguenza, il ragazzo tenderà a allontanarsi e a rifiutarli.

Le azioni successive saranno quelle di non andare a scuola, di non coltivare amicizie, di non voler dialogare con i parenti. Si scaturirà un circolo vizioso che vedrà protagonista, come sentimento principale, l’odio verso queste persone.

Cosa non è l’hikikomori?

L’hikikomori innanzitutto non è una malattia.

Lo dice lo psichiatra Tamaki Saito che ha coniato questo termine per designare tale fenomeno:

Non si tratta di un disturbo psicotico o di schizofrenia […] Se si ha a che fare con un paziente schizofrenico, c’è un’effettiva incapacità comunicativa. Magari non si riescono a capire i suoi discorsi o le parole, e può essere che senta delle voci o abbia delle allucinazioni; i suoi processi cognitivi sono rovinati. Se invece si ha a che fare con degli hikikomori, non si riscontrano mai tali sintomi. Si tratta di persone molto intelligenti che quando si rilassano sono assai comunicative e razionali. E’ questa la differenza principale.

L’hikikomori non è:

  • dipendenza da internet. L’utilizzo del web è una conseguenza dell’isolamento e non la causa. Non a caso, questo fenomeno si è diffuso in Giappone ben prima della nascita dei PC. L’utilizzo del web può in questo caso risultare un fattore positivo perché impedisce ai ragazzi di isolarsi completamente dal mondo coltivando una rete di relazioni sociali, seppur virtuali.
  • Depressione. La depressione non rappresenta uno stato preesistente nel ragazzo che in seguito tenderà a isolarsi. Infatti è stato dimostrata l’esistenza di un hikikomori primario che si sviluppa prima e indipendente da altre patologie; lo stato di isolamento non deriva da nessun disturbo mentale. Quando, invece c’è la presenza di un’altra patologia allora si parla di hikikomori secondario.
  • Fobia sociale. Come l’hikikomori non può essere riconducibile alla depressione così non è riconducibile a uno stato ansioso come l’agorafobia o fobia sociale. L’agorafobia, la dipendenza da internet, il timore di uscire di casa e di avere rapporti con altra gente non sono la causa ma possono essere solo la conseguenza di questo distacco, perpetuato nel tempo, dalla realtà.
isolamento sociale
Foto di Pexels su Pixabay

Sintomi e cause

Il Ministero della salute giapponese ha individuato delle caratteristiche e sintomi specifici di questo fenomeno.

  • ritiro dalla società per più di sei mesi;
  • presenza di rifiuto scolastico e/o lavorativo;
  • nessuna relazione sociale con compagni o amici;
  • esclusione di diagnosi in cui gli hikikomori presentano altri disturbi o patologie di maggiore entità (ritardo mentale, depressione, schizofrenia) che possano sovrapporsi all’isolamento o che possono individuare l’hikikomori come una possibile conseguenza.
  • in casi molto gravi, l’isolamento porta il ragazzo a non uscire dalla sua stanza né per mangiare né per lavarsi. Il cibo è lasciato davanti alla porta della sua camera.

I sintomi possono variare per entità e frequenza.

Le cause posso essere diverse:

  • Caratteriali: gli hikomori sono ragazzi molto intelligenti anche sensibili e inibiti socialmente. Ovviamente queste caratteristiche comportamentali contribuiscono nella difficoltà di instaurare rapporti e relazioni durature , soddisfacenti.
  • Psicologici: gli hikikomori possono sviluppare 2 tipologie disfunzionali nel rapporto con la società. C’è chi sacrifica se stesso in virtù della collettività diventando molto critico e insicuro sul proprio ruolo sociale e sulle competenze possedute ritenendosi inferiori agli altri, c’è chi, invece, ha un totale rifiuto di omologarsi alla società.
  • Familiari: l’assenza emotiva del padre e l’eccessivo attaccamento alla madre potrebbe essere una concausa in questo fenomeno rafforzato dal fatto che il ragazzo rifiuta qualsiasi aiuto familiare. La comunicazione familiare è scarsa e i genitori pretendono alte responsabilità aspettative dai figli.
  • Scolastiche: il rifiuto della scuola è uno dei primissimi campanelli d’allarme che può derivare da atti di bullismo subiti. Gli hikikomori, in seguito a questi atti, possono portare il ragazzo a chiudersi per periodi lunghi nella sua stanza assumendo forme molto severe di questa sindrome.
  • Sociali: gli hikikomori hanno una visione molto negativa della società dovuta alle richieste continue in termini di realizzazione a cui hanno il dovere di rispondere per conformarsi alla massa. È parzialmente riconducibile alla difficoltà di trovare un lavoro, un impiego o a sistemi scolastici molto rigidi.

Da tutto ciò deriva demotivazione e difficoltà dell’hikikomori a confrontarsi con la realtà fino a rifiutarla.

Dal punto di vista psicologico, l’hikikomori è caratterizzato dalla perdita di speranza nei confronti del mondo e a un progressivo disinvestimento nel proprio presente e futuro. La durata dell’solamente può variare dai mesi a anni, dipende dai casi.

Come uscire dall’hikikomori

Rapportarsi a un hikikomori non è per niente facile.

Si tratta di un compito molto delicato e per evitare di essere respinti bisogna armarsi di pazienza, ragionevolezza e tanta empatia.

Di fronte hai una persona sfiduciata, critica verso tutto, disillusa.

Una persona che ha bisogno di ricostruire da capo la fiducia verso l’ambiente esterno.

L’hikikomori ha difficoltà ad abbandonare il suo modo di vivere, spiegherà e si giustificherà di stare bene nella sua solitudine, di non aver nulla da condividere con i suoi coetanei e che nessuno è in grado di dargli una mano.

L’Associazione Hikikomori Italia ha condotto un sondaggio su 288 genitori con figli di età media 20 anni, i quali sono risultati consapevoli del disagio vissuto ma che solo in pochi sono disposti a accettare un aiuto.

Il primo errore da evitare è di avere un atteggiamento iperprotettivo che gli impedisca di crescere psicologicamente e a livello sociale impedendo di trovarsi in situazioni di delusione.

Molti genitori si annullano per seguire i propri figli, ciò porta a un aumento del senso di colpa nei ragazzi e a percepire ancora di più la pressione da parte di questi.

Altro atteggiamento da evitare è di trattarlo come se fosse un malato o di giudicarlo per tale decisione.

A volte il genitore, per il bene del proprio figlio, lo invoglia a riprendere la scuola e a uscire con gli amici senza sapere che questo modo di fare farà sentire l’hikikomori non compreso in ciò che vive.

I comportamenti da assumere per aiutare tuo figlio al fine di raggiungere risultati positivi sono:

  • Accetta e riconosci il suo disagio. Mettiti nei suoi panni, Anche se la scelta di un hikikomori ti sembra irragionevole e assurda, cerca di comprendere come si sente senza sminuire tutto ciò che prova interiormente.
  • Evita di fare paragoni e di avere aspettative alte. L’hikikomori scappa da tutte quelle pressioni sociali e familiari che lo fanno sentire inadeguato e non accettato. Adotta un comportamento che possa farlo sentore rispettato.
  • Responsabilizzalo. Soprattutto in casi in cui l’hikikomori è un adulto fallo sentire alla pari, non trattarlo come se fosse un bambino o con superiorità. Concedigli degli spazi, rispetta la sua intimità soprattutto responsabilizzalo su come influisce la sua condizione sulle persone che gli vogliono bene.
  • Metti il focus sul benessere. L’ago della tua bussola come genitore dev’essere quello di aiutarlo a stare bene non quello di riprendere presto le sue attività. La scuola, le uscite, lo sport saranno la conseguenza del suo stare bene.
  • Interrompi le sue abitudini. Un hikikomori tenderà a essere molto abitudinario, perciò, cerca di stravolgere la sua routine, spezza il suo schema abitudinario per allontanarlo dagli schemi che ripete. Chiedigli di aiutarti in casa o di condividere un’attività da fare insieme.
  • Aiuto psicologico. L’aiuto di un professionista può essere un valido strumento per aiutare te come genitore a gestire con tranquillità la situazione e dare una mano a tuo figlio a capire la causa per superare questa condizione.

Credere sempre in tuo figlio, nelle sue potenzialità e dargli continuamente fiducia nel futuro è un passo con cui costruirà un’immagine di sé, un’idea differente da quella che vive oggi.

Etichettarlo con il suo disagio lo indurrà a sentirsi sempre rispetto alla sua famiglia e società. Fondamentale è avere sempre speranza adottando un atteggiamento inclusivo e amorevole perché con i giusti mezzi e con la volontà si supera tutto.

Mamma divorziata di due ragazzini, convivo con il mio compagno, papà di due bambine. Sono pedagogista, counselor, analogista e mediatrice familiare. Nella vita mi occupo di donne, mamme che si sentono non amate, rispettate. Le aiuto a credere di più in se stesse per trovare la forza di prendere una decisione che le faccia sentire libere, senza sensi di colpa o paura, in modo da costruire la vita che hanno sempre desiderato. Accompagno, senza giudicare, ogni persona che si affida a me perché ognuno ha dei doni, delle risorse preziose che ha solo bisogno di portare alla luce. La vita è fatta di colori, di opportunità da cogliere; sarebbe un peccato perdersi in situazioni e negative e laceranti!

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