dipendenza da videogiochi
Dipendenza da Internet,  Dipendenze Tecnologiche,  Genitori Digitali

Dipendenza da videogiochi: cause, sintomi e cura

Tempo di lettura - 6 minuti

Molti genitori, insegnanti ed educatori si interrogano sui pericoli per i giovani derivanti dall’esposizione continua a immagini di violenza e all’uso eccessivo dei videogiochi. 

Oltre a questi, il timore è che quello che dovrebbe essere un passatempo si trasformi in una dipendenza e, qualora si tratti di videogiochi online, esponga i minori a possibili adescamenti.

Taluni ritengono che l’unica soluzione possibile sia quello di proibirne l’utilizzo o di interrompere le sessioni di gioco, anche se ciò diventa motivo di litigi e conflitti.

I dati sono allarmanti: in Italia i dati di inizio 2020 indicavano 300.000 adolescenti che passavano anche 80 ore alla settimana davanti a games come Fortnite. Numeri che, a causa della pandemia, saranno presumibilmente aumentati.

Cos’è la dipendenza da videogiochi

La dipendenza da videogioco (sia online che offline), anche detto gaming patologico, non è da confondersi con la dipendenza da Internet (Internet Addiction) ed è molto simile alla dipendenza da gioco d’azzardo (Gambling disorder) o ludopatia.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità la ha inserita nella sua classificazione internazionale delle malattie (International Classification of Diseases – ICD).

Presente anche nella quinta edizione del manuale “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders” (DSM-5) sotto l’etichetta “Internet Gaming Disorder”. Più precisamente nella Sezione 3, la sezione dedicata alle condizioni che necessitano di ulteriori studi ed approfondimenti.

Sebbene siano già stati individuati una serie di criteri diagnostici utili per decidere che una situazione è a rischio:

  1. forte preoccupazione a riguardo del gioco (cd. salienza cognitiva);
  2. comportamenti di isolamento quando il gioco non è possibile;
  3. tolleranza (bisogno di aumentare il tempo di gioco per sperimentare soddisfazione);
  4. tentativi infruttuosi di controllare/ridurre l’uso;
  5. perdita di interesse per altri hobbies o attività (cd. salienza comportamentale);
  6. uso eccessivo nonostante la consapevolezza che sussista un problema;
  7. menzogne a riguardo del tempo trascorso giocando;
  8. uso del gioco per sedare/regolare/ridurre un vissuto emotivo spiacevole;
  9. perdita o compromissione di relazioni interpersonali rilevanti; compromissione del rendimento scolastico o lavorativo a causa del gioco.

Il DSM-5 considera la presenza di 5 dei 9 sopracitati criteri come soglia per individuare situazioni clinicamente rilevanti in cui è necessario intervenire.

È bene precisare che non tutte le associazioni mediche concordano sul fatto che la dipendenza da videogiochi sia un disturbo diagnosticabile.

Quel che è certo è che non è facilmente riconoscibile.

Considerate però le significative conseguenze che possono esserci per chi ne soffre, adolescente o adulto che sia, vale la pena approfondire l’argomento e non trascurare mai alcun segnale.

Tipologie di videogiochi

Oggigiorno i videogiochi si distinguono in:

  • Videogiochi standard: generalmente a singolo giocatore e con una missione ben chiara (ad esempio raggiungere un determinato punteggio o superare un livello), il raggiungimento della quale può però arrivare ad essere una vera e propria compulsione;
  • Giochi multiplayer online: si giovano in Rete con la partecipazione di un numero molto ampio di giocatori. Le interazioni hanno effetti reciproci sui giocatori e portano a sessioni di gioco di lunga durata.  

In entrambi i casi, sono giochi che fanno leva sul funzionamento del sistema dopaminergico, quello che regola il meccanismo della gratificazione. Analogamente a quanto fanno i social network.

Occorre tenere a mente che l’obiettivo di chi li progetta è quello di realizzare profitto.

Un preciso modello di business dunque, dove si deve portare l’utente a trascorre più tempo possibile sulla piattaforma progettata, coinvolgendolo e spingendolo all’utilizzo continuo attraverso un sistema di ricompense.

Fare in modo che il giocatore entri nello stato di Flow ovvero, come indicato nel 1975 dallo psicologo Csikszentmihályi, entrare in quella condizione in cui si è completamente immersi nell’attività che sta svolgendo, tanto da perdere la cognizione del tempo.

gaming disorder
Foto di Todd Trapani su Unsplash

Quali sono le cause e le responsabilità della dipendenza da videogiochi?

I videogiochi non sono nocivi di per sé anzi, sono un piacevole svago dalla routine quotidiana e possono favorire una serie di abilità cognitive, come il problem solving (risoluzione dei problemi).

Rappresentano anche una fonte di grandi opportunità. Ad esempio, nel settore medico ve ne sono alcuni usati per contrastare lo sviluppo delle malattie degenerative, altri per migliorare le capacità cognitive o le capacità motorie.

Molti videogiochi però nascondo insidie ben note agli stessi produttori, poiché è proprio il sistema di ricompense progettato a causare una vera e propria dipendenza.

Le loot box

Basti pensare alle cosiddette loot box, “scatole bottino (scrigni, bustine di carte etc…), che sono stati oggetto di indagine e sanzioni all’estero e che, di recente, hanno richiesto l’intervento anche del Garante italiano per la Concorrenza e il mercato.

Le citate loot box sono veri e propri acquisti in-app, casuali, molto attrattive.

Che possono essere acquistate dal giocatore per pure esigenze estetiche, oppure per potenziamento nel gioco o di sblocco di contenuti speciali.  

È proprio la casualità degli acquisti che, secondo alcune ricerche, creano nel giocatore lo stesso meccanismo di una scommessa, stimolando una dipendenza tipica del gioco d’azzardo.

Il fatto che non se ne conosca il contenuto li rende ancora più attraenti.

Il momento della loro apertura è in grado di suscitare le stesse emozioni che si provano quando si scarta un regalo.

Ecco così che il giocatore di videogiochi si trasforma, viste anche le continue pressioni all’acquisto, in un vero e proprio cliente.

Ad essere sotto accusa è  principalmente la dicitura che accompagna questi giochi, presenti spesso sugli store con call to action fuorvianti del tipo “gioca gratis”.

Si tratta dei cosiddetti modelli free-to-play (F2P) che consentono sì di giocare inizialmente gratis ma che presenteranno al loro interno pubblicità oppure acquisti in-app per far avanzare più velocemente la “carriera” (nuovi livelli, nuovi oggetti oppure espansioni).

Anche nel sistema europeo di valutazione dei giochi (il cui acronimo è PEGI)  verrà inserita una specifica icona ad indicare la presenza di acquisti casuali in un gioco.

Una fuga dalla realtà

Una parte di responsabilità lo ha tuttavia anche il giocatore perché i videogiochi vengono vissuti come una vera e propria fuga dalla realtà, un luogo dove potersi sentire accettati e in cui diventare un personaggio (un avatar) in linea con la persona che in realtà si vorrebbe essere.

Quando si tratta di giovani minorenni occorre chiedersi quali sono i disagi che voglio risolvere giocando e ricercando un’evasione dalla realtà.

gaming patologico
Foto di Freepik su Freepik

Quali sono i sintomi della dipendenza da videogiochi?

Riconoscere quelli che sono i sintomi della dipendenza da videogiochi può essere importante per un intervento tempestivo.

l’Illinois Institute for Addiction Recovery,  ha delineato i sintomi a breve termine, distinguendo tra quelli emotivi e quelli fisici.

Tra quelli emotivi vengono citati:

  • una sensazione di irrequietezza e/o irritabilità quando non si è in grado di proseguire il gioco;
  • preoccupazione eccessiva per le attività di gioco (passate o future);
  • tendenza a mentire in merito al tempo trascorso a giocare;
  • isolamento da amici e familiari per passare più tempo a giocare.

Tra quelli fisici vengono indicati:

  • affaticamento e alimentazione irregolare;
  • mal di testa ed emicrania;
  • sindrome del tunnel carpale e problemi posturali;
  • cattiva igiene personale.

Sono sintomi che, se non correttamente e tempestivamente affrontati, possono portare a ripercussioni a lungo termine  ancor più gravi quali:

  • disturbo del sonno (spesso, infatti, si tende a giocare anche durante le ore serali o di notte);
  • depressione e ansia;
  • problemi di salute legati all’alimentazione irregolare;
  • sindrome da isolamento sociale (anche conosciuto come Hikikomori);
  • conseguenze finanziarie, di studio e professionali;
  • abuso di sostanze (es. stupefacenti e alcol).
dipendenza videogiochi adulti
Foto di Freepik su Freepik

Dipendenza da videogiochi: la cura

Quando si sviluppa una dipendenza è sempre consigliabile rivolgersi a un esperto che, oltre a una psicoterapia individuale e familiare, saprà indicare come modificare il comportamento del minore e dei suoi cari.

Essendo i dispositivi digitali ormai parte della nostra vita non si può pensare di ricorrere al proibizionismo, ma occorre orientare ad un loro uso controllato, diversificando i contenuti e limitandone l’uso nel tempo.

A questo andranno aggiunte occasioni che dovranno spronare a uscire di casa e interagire con i coetanei, nel mondo reale.

La prevenzione

La prevenzione resta tuttavia l’arma vincente.

Se si tratta di un minore il miglior consiglio resta quello di non lasciarlo mai solo davanti a uno schermo, mostrare interesse e condividere regole chiare e precise (che includano la durata delle pause durante lattività di gioco e i limiti temporali da poter dedicare al gioco stesso).

Un modo che è suggerito dagli esperti per coinvolgerle e responsabilizzare il minore è la firma di un contratto familiare che regoli il tempo da dedicare ai giochi online e riporti le conseguenze in caso non vengano rispettate le regole pattuite.

Ovviamente occorre prima che gli adulti si informino bene sul funzionamento e le regole del videogame, perché quando i giovani gamer percepiscono la totale estraneità dei propri genitori rispetto a questo mondo, vivono le regole che gli sono state date come arbitrarie, imposte solo sulla base di pregiudizi e opinioni prive di un vero fondamento. Non ne comprendono così l’importanza e faticano a rispettarle.

La prima cosa da fare è quindi informarsi, provare ad utilizzarle il gioco e accertarsi – grazie al codice PEGI – che sia idoneo per l’età del giocatore.

Utilizzandolo in prima persona risulterà più facile spiegare eventuali limitazioni o divieti.

Ugualmente essenziale è che sia l’adulto a creare l’account e verificare le impostazioni del gioco una volta installato: soprattutto quelle relative alla privacy, alla possibilità di chat con estranei e le disposizioni sui pagamenti facendo in modo che il minore non possa fare acquisti di app, transazioni online o accedere a negozi di videogame online senza il permesso di un adulto.

Il consiglio è di giocare insieme in modo che i videogiochi e il mondo online in generale diventino argomento di dialogo e confronto.

Founder del blog ConsapevolMente Connessi, Ingegnere Informatico appassionata di CyberSecurity approdata da qualche anno al Coaching. Un mix di competenze che sa farmi apprezzare le opportunità offerte dalla trasformazione digitale in cui viviamo, ben consapevole dei rischi insiti in essa. Perché la onlife è come un salto con lo skateboard: potresti cadere, lo sai, ma è altrettanto vero che, con la giusta guida, potresti imparare a chiudere i trick più difficili.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Il contenuto è protetto