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Binge Watching vere abbuffate di serie televisive e streaming
Dipendenza da Internet

Dalle videocassette al binge watching

Tempo di lettura - 3 minuti

In passato erano definite “maratone televisive”. Oggi si chiama binge watching, un composto dall’inglese “binge” (gozzoviglia) e “watching” (visione).

Vedere consecutivamente, una dopo l’altra e senza sosta, le puntate di una serie TV o streaming, una vera e propria “abbuffata”, in preda a un attacco bulimico incontrollabile.

E proprio perché rispetto a qualche decennio fa è cambiato il modo di fare televisione, è impensabile che non lo sia anche il modo di guardarla.

Lasciato dunque alle spalle l’entusiasmo per “Il Trono di Spade” (Game of Thrones), lo scorso dicembre Netflix ha rilanciato inarrestabile la sua strategia dell “all you can watch” con la serie fantasy “The Witcher”.

L’Internet TV

L’Internet TV (nota anche come servizi OTT, over-the-top) è ormai modello di consumo mediale diffuso e pervasivo.

Servizi di streaming televisivo ad abbonamento come Netflix, Home Box Office (HBO), Hulu, Amazon Prime Video, Tim Vision e simili a cui si aggiungono, sempre più frequentemente, player televisivi tradizionali che distribuiscono via Internet tanto contenuti originali e pensati per il web, quanto contenuti già passati sul palinsesto televisivo.

Niente più regole, orari, pubblicità: possiamo interrompere e riprendere quando vogliamo.

Nulla di nuovo. Era un fenomeno noto già ai tempi dei cofanetti e di Blockbuster, ma che ha assunto nuove proporzioni con lo streaming diffuso e, ancora di più, con la nascita di Netflix.

Il binge racing

Netflix è stato il sito di streaming a pagamento che per primo ha scelto come policy di rendere disponibili contemporaneamente tutte le puntate delle nuove stagioni delle sue serie.

Scelta quest’ultima che ha contribuito alla nascita di una nuova mania, la binge racing (letteralmente, «gara d’abbuffata»), che nel 2017 vantava circa 8,4 milioni di adepti.

Nel binge racing gli utenti Netflix sfidano se stessi a guardare un’intera serie TV originale in appena 24 ore.

«Chi intraprende questa maratona dimostra solo la sua passione per la serie TV. Così intensa da volerla vedere tutta d’un fiato. Ma è una abitudine sana, come quando si passavano ore in coda ad aspettare di comprare il biglietto del cinema per l’ultimo film della saga di Star Wars. O come quando si rimaneva svegli tutta la notte per leggere l’ultimo libro di Harry Potter…
La componente fondamentale per scatenare la maratona, è la stessa. Una storia interessante che provochi una reazione emotiva che porta gli utenti a voler andare fino in fondo. In meno di 24 ore».

Brian Wright, vice presidente dei contenuti originali Netflix

Gli effetti negativi del binge watching

Qualcuno ha definito questo fenomeno come una sorta di dipendenza da serie TV.
Altri ne evidenziano effetti negativi quali carenza di autocontrollo, sedentarietà, disturbi dell’umore e del sonno e sindromi depressive soprattutto di fine serie (post-binge watching blues).
I più allarmisti lo hanno addirittura paragonato, soprattutto quando a farlo sono gli adolescenti, al fenomeno dell’hikikomori.

Entrambi infatti possono risultare in un certo isolamento e nello sfuggire le occasioni sociali (trascurando che spesso diventano invece argomento di condivisione e confronto con amici e parenti, nella realtà reale e virtuale).

Ecco dunque il fenomeno dello sneaking, la tendenza di molte persone a seguire le serie TV preferite di nascosto, inventando varie scuse con amici e familiari proprio per non farsi scoprire.

Del resto quello che ci spinge a guardare le serie successive (così come le Stories) è il nostro naturale bisogno di completamento, quello conosciuto come effetto Zeigarnik.

Lo stesso che ci spinge a non lasciare incomplete le cose che portiamo avanti e raggiungere così gli obiettivi anche più ambiziosi.

Le serie TV sono dunque pericolose?

Non sono negative di per sé e se si tratta di un evento occasionale, non c’è da preoccuparsi.
Cosa è certo è che come ogni altra cosa richiedono moderazione e controllo affinché non possano influire negativamente sul nostro benessere.
Il “qb (quanto basta)” tecnologico.

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