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Educazione Digitale,  Genitori Digitali

Scuola tra DAD E DDI: le differenze

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A distanza ormai di un anno ancora si fa confusione tra Didattica a Distanza (DaD) e Didattica Digitale integrata (DDI).

Due differenti pratiche didattiche di apprendimento attivo che, di fatto, hanno permesso a noi insegnanti di svolgere, anche a distanza, l’attività didattica scolastica per tutte le scuole di ogni ordine e grado su tutto il territorio nazionale.

Con il fine ultimo di garantire l’attuazione del percorso formativo di ciascuno studente, favorendo l’inclusione e adottando misure atte a contrastare la dispersione.

Vale dunque la pena di riprenderne i concetti, cercando di chiarire quali sono le opportunità e le differenze tra le due pratiche didattiche.

Didattica Digitale Integrata (DDI)

Per DDI si intende una pratica didattica che i docenti mettono in atto in affiancamento alla didattica tradizionale, per migliorare la comprensione dell’argomento trattato.

In grado di uscire dal “laboratorio di informatica” per entrare in ciascuna “classe” o “gruppo classe”.

Una didattica più articolata rispetto al passato, che consente agli studenti di accedere a un numero maggiore di risorse, perlopiù digitali.

Possibile grazie all’utilizzo della tecnologia e delle nuove innovazioni metodologiche, come ad esempio le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC), ovvero tutti quei processi e strumenti tecnologici che servono a produrre e migliorare le conoscenze e gli strumenti di apprendimento.

La DDI non è da intendersi dunque come sostitutiva della didattica frontale bensì un’integrazione a supporto della didattica quotidiana.

Tra gli innumerevoli vantaggi nel suo utilizzo ricordiamo la possibilità di:

  • approfondire tematiche e discipline;
  • personalizzare percorsi e apprendimenti;
  • sviluppare competenze personali e didattiche;
  • migliorare l’efficacia della didattica (facendo riferimento anche ai diversi tipi di apprendimento);
  • facilitare il lavoro degli insegnanti di studenti con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), bisogni educativi speciali (BES) e disabilità.

Una modalità di didattica che si occupa di ricercare e sperimentare modi e tempi giusti per chiunque.

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Foto di Education su Freepik

Affinché chi è più distante, chi ha a disposizione meno tecnologie oppure chi ha semplicemente meno tempo, sia comunque coinvolto e partecipe della propria formazione.

La DDI può essere praticata sia in maniera sincrona che asincrona.

Le attività sincrone sono svolte con l’interazione in tempo reale di insegnanti e studenti.

Tra queste rientrano:

  • le videolezioni, intese come sessione di comunicazione interattiva;
  • video o audio in tempo reale che consentono anche una possibile verifica orale degli apprendimenti.

Le attività asincrone, invece, sono quelle attività dove non c’è interazione in tempo reale tra gli insegnanti e gli studenti

Sono tutte quelle attività strutturate e documentabili, svolte con l’ausilio di strumenti digitali che possono essere spesso attività di approfondimento individuale o di gruppo.

Si utilizza materiale didattico digitale fornito dall’insegnante, si possono vedere documentari o video lezioni da questo proposte, eseguire esercitazioni o risoluzione di vari problemi, rielaborare in forma scritta o multimediale.

Cosa è certo è che per le lezioni digitali, vero sia nel caso di DDI che nel caso di DaD, non basta che l’insegnante sviluppi e crei contenuti digitali.

Deve infatti saperli veicolare nel modo appropriato e saperli far apprendere, attraverso diversi passaggi:

  • verifica della strumentazione tecnologica di cui la classe, in presenza o da remoto, dispone;
  • fornire ai ragazzi la possibilità di partecipare alla loro produzione diventando protagonisti attivi: questo aspetto diventa parte della lezione digitale, perché fa in modo che gli stessi alunni diventino una parte attiva del processo pedagogico.

Contenuti che l’insegnante deve archiviare opportunamente in un archivio digitale sempre a disposizione degli studenti.

Didattica a Distanza (DaD)

Per DaD si intende un percorso educativo mediato dal computer e da Internet, in cui il docente organizza le attività di un percorso di studi online a cui tutti gli studenti accedono in maniera autonoma e con tempi e spazi del tutto personali e privati.

Dando la possibilità, a tutti gli studenti, di avere accesso ad una didattica di qualità in grado, seppur non in presenza, di garantire un tempo formativo a tutti.

I contenuti proposti della Dad devono offrire la possibilità di svolgere le attività cognitive dell’apprendere, del riflettere, del rielaborare, del sintetizzare ed analizzare l’argomento trattato.

Dove gli studenti sono protagonisti attivi a cui chiedere un alto grado di interattività e lo svolgimento di compiti collaborativi.

Con il fine ultimo di coinvolgerli e motivarli a proseguire. 

La videoconferenza è lo strumento più largamente utilizzato, in modalità streaming avvalendosi di piattaforme come Zoom o Google Meet, seguito dalle chat di gruppo.

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Foto di Technology su Freepik

Anche in questo caso, come la DDI, nella DaD è essenziale prevedere l’archiviazione di questi contenuti in un archivio digitale, in modo che possano essere fruibili in qualsiasi momento allo studente.

Dandogli così la possibilità di rivivere la spiegazione e l’enfasi di un argomento trattato oppure partecipare a quello che si fa e che si farà in futuro.

Per agevolare questa modalità le autonomie scolastiche mettono a disposizione degli studenti richiedenti, e con i requisiti necessari, dispositivi elettronici in comodato d’uso, come PC o tablet, e connessioni ad internet.

Una forma di didattica atipica rispetto a quella in presenza che punta all’acquisizione della responsabilità degli studenti ma anche delle famiglie e sulla presa di coscienza dell’importanza di questo compito per ogni partecipante al processo di insegnamento e di apprendimento.

Dove le scuole non sono più l’unica fonte di formazione, ma devono lavorare in completa sinergia con gli studenti e con le famiglie.

Da marzo 2020, nella maggior parte del Paese, il modo di fare scuola dagli asili alle università è a distanza. Abbiamo visto alternare DaD, DDI, brevi ritorni in presenza.

E inevitabilmente a distanza di un anno si fanno i primi bilanci sull’efficacia della DAD.

«L’Italia negli ultimi 30 anni non sia cresciuta, o peggio, sia cresciuta la metà del tasso di crescita dell’Europa negli ultimi dieci anni. D’altra parte siamo il Paese che ha investito meno in scuolacosì facendo si entra nel “circuito a bassa crescita”: non ci sono risorse e non si investe nella scuola, non si investe nella scuola e non si creano competenze; non ci sono competenze per accelerare l’economia. Siamo caduti in questo circuito da 30 anni; ora serve dare un’accelerata al sistema, ma non abbiamo persone qualificate per farlo. Ecco perché serve investire nella formazione»

Patrizio Bianchi – economista e Ministro dell’Istruzione

Sicuramente siamo di fronte a un nuovo modello di scuola e starà a noi scegliere quale uso possiamo farne in futuro.

Insegnante di materie tecnico-scientifiche e di sostegno nelle scuole secondarie di secondo grado, prevalentemente negli istituti tecnici. Primo arbitro donna di calcio a 5, nelle PGS, volontaria nella CRI e in parrocchia. Amo divertirmi, suonare la chitarra, cantare, cucinare. Ma prima di tutto amo dedicarmi alla mia famiglia e ai miei due figli.

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