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Educazione Digitale,  Genitori Digitali

La DaD: condannata o assolta?

Tempo di lettura - 6 minuti

In questo periodo pandemico, fatto di scuole deserte e tutti collegati da casa in Didattica a Distanza (DaD), l’obiettivo degli insegnanti è stato cercare di mantenere un contatto con gli alunni e, soprattutto, con le famiglie.

Per sostenere la socialità ed il senso di appartenenza alla comunità scolastica, cercando di garantire una continuità didattica e una progettualità per il futuro, facendo spazio all’autovalutazione, alla riflessione, alla motivazione e alla collaborazione dei ragazzi.

Un obiettivo sfidante, per raggiungere il quale si è reso necessario rimodulare le discipline e i moduli da trattare durante l’anno scolastico, pensando e attuando nuove strategie educative e formative calibrate sulle reali esigenze degli studenti.

Consapevoli che a distanza, ancor più che in presenza, non funzionano più le lezioni preconfezionate in stile monologo.

È stato richiesto agli insegnanti di essere ancor più bravi a catturare l’attenzione e l’interesse degli allievi, a incuriosirli, a favorirne l’interazione e, in modo ancor più empatico, saper cogliere le sfumature dei loro guardi, seppur mediate dello schermo, cambiando approccio nel momento in cui ci si evidenzia un abbassamento del livello di attenzione.

Formandosi adeguatamente su tutte quelle tecniche e competenze necessarie per condurre al meglio questa nuova tipologia di didattica.

Uno scenario che di conseguenza ha richiesto anche un cambiamento dei criteri di valutazione.

Non più basati sull’acquisizione delle competenze e delle conoscenze ma soprattutto su quelle competenze trasversali in grado di accrescere lo spirito critico necessario per lo sviluppo etico/sociale:

  • la frequenza dell’interazione costruttiva a lezione tra docente e studente;
  • il rispetto della privacy, propria e degli altri;
  • la puntualità, la partecipazione e l’interesse per le attività proposte;
  • la capacità di organizzare il proprio lavoro in autonomia, rispettando i tempi di consegna dei vari elaborati o delle varie esercitazioni;
  • la creatività nell’esecuzione;
  • il grado di empatia e di interesse mostrato.

Tempo di bilanci

Ma come sono andate realmente le cose a un anno dall’applicazione della DaD?

Proviamo a osservarne con spirito critico gli aspetti negativi e positivi, non solo da un punto di vista tecnologico, che ha visto l’Italia ancora indietro nella adozione del digitale, ma anche da quello psicologico e familiare.

Utile per prevedere in futuro quelle correttive necessarie a rendere questa pratica didattica più efficace e far sì che possa rappresentare una didattica innovativa per il futuro

Dal punto di vista tecnologico, secondo un bilancio di Skuola.Net del mese scorso, compiuto intervistando 5mila alunni di scuole secondarie:

  • circa 1 studente su 10 non ha un PC o un tablet personale con cui seguire le lezioni;
  • 1 su 2 ha un collegamento veloce e senza limiti di traffico;
  • il 29% deve fare i conti con una connessione instabile;
  • il 15% con dati limitati;
  • 1 su 10 con ostacoli su tutti i fronti.

L’anello debole è dunque rappresentato dalla disponibilità di una connessione stabile in banda larga, per la quale servono investimenti ingenti e mesi, se non anni, per terminare la realizzazione.

Da un punto di vista psicologico invece le sensazioni ed emozioni, di adulti e ragazzi, sono piuttosto negative: stanchezza, scarsa concentrazione, incertezza, preoccupazione, irritabilità, ansia, ma anche disorientamento, nervosismo, senso di solitudine, apatia, scoraggiamento, attacchi di panico, depressione e il pensiero di aver sprecato un anno della propria vita.

bambino annoiato in dad
Foto di Thomas Park su Unsplash

È infatti aumentato l’uso di ansiolitici, o comunque farmaci per la gestione dello stress e dell’ansia, in ogni fascia di età.

Migliorata invece la percezione dell’operato delle scuole: Il 26% dei ragazzi dice che in 12 mesi le cose sono nettamente migliorate, un altro 39% che almeno qualche passo in avanti è stato fatto e solo per 1 su 3 la situazione è rimasta sostanzialmente invariata.

Al momento il mondo della scuola è spaccato in due frange: chi, tra studenti e insegnanti, preferisce mantenere la DaD e chi invece preferisce mantenere le lezioni all’interno delle scuole in presenza e definiscono la DaD come non pienamente efficace.

Le maggiori criticità riscontrate

Tra le criticità riscontrate vale senz’altro la pena ricordare:

  • le difficoltà nelle famiglie numerose, dove spesso non si hanno gli spazi all’interno di casa per far fruire in serenità le lezioni ai ragazzi e un numero di strumenti tecnologici sufficienti. Un impegno organizzativo non indifferente che spesso porta a chiedere aiuto a nonni, zii e affini per trovare spazi alternativi;
  • i problemi con gli alunni con bisogni educativi speciali (BES), disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e disabilità;
  • l’aumento significativo del numero di assenze registrate;
  • l’incremento del rischio di abbandono scolastico;
  • l’aumento di episodi di cyberbullismo;
  • un incremento delle disparità poiché è innegabile che chi ha una buona connessione a Internet e un dispositivo a uso esclusivo è facilitato nell’apprendimento rispetto a chi ha una connessione non molto stabile e un dispositivo che deve condividere con la famiglia.

Come hanno vissuto la DaD i genitori, gli studenti e gli insegnanti? Quali sono state le difficoltà nella sua gestione e applicazione?

La DaD e i genitori

Da insegnante ho rilevato che per conoscere il punto di vista dei genitori non è stato sufficiente parlarne con loro ai colloqui ma sono risultati essenziali i racconti degli stessi ragazzi.

Le principali difficoltà spaziano dal sentirsi abbandonati a sé stessi, a dover rivedere l’organizzazione familiare, conciliare smart working e DaD, affrontare emozioni e comportamenti contrastanti, propri e dei propri figli, attribuibili in parte all’isolamento forzato di questi mesi, riuscire a limitare l’esclusiva esposizione al video senza interruzioni (che potrebbe creare problemi non solo di vista ma anche al sistema nervoso).

Ci si sente depressi. Noi adulti ci sentiamo smarriti e impotenti di fronte ai nostri ragazzi che spesso rifiutano la frequenza scolastica, sia in presenza che a distanza.

I problemi del resto sono arrivati tutti insieme: la perdita del lavoro, l’impossibilità a conciliare lavoro e supporto ai figli per lo studio, il conflitto con i figli spesso dovuto alla convivenza forzata e continuativa in spazi che improvvisamente sono diventati troppo piccoli, la necessità di apprendere velocemente le nuove tecnologie da utilizzare in DaD.

Una situazione che è risultata essere ancor più grave per quei genitori che hanno i figli alla scuola primaria, a cui si è richiesto di sostituirsi in toto alla maestra.

Una vita familiare catapultata online, mostrando un’immagine che non sempre è risultata essere quella di una famiglia felice, come confermano i casi di violenza domestica, aumentati in questo periodo di isolamento sociale e reclusione forzata, che fortunatamente hanno portato a una denuncia grazie alla DaD.

Solo i genitori tecnologicamente più avanzati si sono mostrati favorevoli a questa nuova forma di didattica in quanto ritenuta la didattica del futuro e opportunità per la diffusione di università telematiche.

La DaD e gli studenti

Anche tra gli studenti i sentimenti sono contrastanti.

C’è chi ha colto l’occasione per imparare ad usare le piattaforme digitali (anche divertendosi nello scambio di ruoli quando si è trattato di insegnare ai propri docenti come fare).

E chi invece, sentendosi abbandonato, ha iniziato a non rispettare nemmeno le regole che vigevano con la scuola in presenza, figurarsi quelle consigliate in DaD.

Eccoli dunque non collegarsi agli orari stabiliti e inventarsi scuse con i genitori (come intervalli o interrogazioni a cui loro non sono tenuti a partecipare) per non essere presenti alla lezione.

La questione si fa ancora più delicata se si parla degli alunni con bisogni educativi speciali (BES), disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), e disabilità.

Ragazzi che possono non avere dimestichezza con l’utilizzo degli strumenti tecnologici e per cui si è dovuta prevedere una didattica alternata, in presenza e a distanza.

Una soluzione che purtroppo non si è rivelata vincente:

  • chi è riuscito a frequentare in presenza è praticamente isolato;
  • chi ha dovuto frequentare online (1 su 3, secondo l’indagine di Skuola.Net del mese scorso) ha dovuto affrontare tutte le difficoltà che ne conseguono..

Preoccupazione comune l’aumento di episodi di cyberbullismo in DaD, di studenti che si sentono liberi di prendere in giro altri compagni o i propri docenti perché incapaci di provare empatia e pensare alle conseguenze se l’azione avviene tramite lo schermo di un PC o di uno smartphone.

Da una ricerca condotta lo scorso novembre dall’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullismo (Di.Te) col portale Skuola.net su un campione di 3.115 studenti in DaD intervistati (tra gli 11 e 19 anni):

  • 2 su 5 hanno assistito a prese in giro nei confronti degli insegnanti;
  • 1 su 5 verso altri compagni;
  • 1 su 8 ne è stato vittima.

«I casi nell’ultimo anno sono quasi raddoppiati. La sovraesposizione ai device, la didattica a distanza, l’isolamento, la mancanza di attività ricreative e di sport hanno aumentato la frequenza di questi episodi. Soprattutto ora che l’accesso alla rete avviene intorno ai 10 anni e il primo smartphone viene regalato intorno ai 9: decisamente troppo presto. Si verifica quindi che i più piccoli inizino a prendere in giro i coetanei e i più grandi facciano ghosting, revenge porn, manipolando foto e video e ripubblicandoli sui social. Senza considerare la gravità del fatto che queste immagini possono rimanere nel web per sempre»

Professor Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta, Presidente dell’ Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo (Di.Te)

Purtroppo nell’aggiornamento 2021 delle Linee Guida per la prevenzione e il contrasto del bullismo e cyberbullismo (Decreto ministeriale 18 del 13 gennaio 2021 emanato con nota 482 del 18 febbraio 2021) il fenomeno collegato alla DaD è il grande assente. 

Analogamente è aumentato il rischio dell’abbandono scolastico.

Secondo l’indagine “I giovani ai tempi del Coronavirus” condotta da Ipsos per Save The Children, a gennaio 2021 si è stimato che almeno 34 mila studenti delle superiori, a causa delle assenze prolungate, potrebbero trovarsi a rischio di abbandono scolastico.

Inoltre, più di 1 studente su 3 ritiene che la propria preparazione scolastica sia peggiorata in questo anno.

Quello che è certo è che, in questo momento così difficile, la DaD ci ha dato la possibilità di aprire una finestra sulla vita dei nostri ragazzi, e loro lo hanno permesso.

Ci ha fatto entrare nelle loro case, all’interno della loro famiglia, e nella loro realtà virtuale (fino a poco tempo fa luogo inaccessibile).

Il prossimo 26 aprile si dovrebbe ritornare in aula al 100% e già buona parte di studenti e genitori hanno fatto richiesta di DaD preferendo attendere la fine di questa pandemia.

Un piccolo augurio a tutti i colleghi docenti e soprattutto a tutti quei ragazzi che a breve, saranno impegnati nella maturità.

Sentitevi protagonisti della vostra vita e delle vostre conoscenze e dimostrate tutto quello che avete imparato nel corso della vostra attività scolastica-formativa.

Insegnante di materie tecnico-scientifiche e di sostegno nelle scuole secondarie di secondo grado, prevalentemente negli istituti tecnici. Primo arbitro donna di calcio a 5, nelle PGS, volontaria nella CRI e in parrocchia. Amo divertirmi, suonare la chitarra, cantare, cucinare. Ma prima di tutto amo dedicarmi alla mia famiglia e ai miei due figli.

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