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Criptovalute: cosa sono e come funzionano

Tempo di lettura - 8 minuti

Ultimamente si fa un gran parlare di criptovalute (anche conosciute come cryptocurrency, valute digitali, valute alternative o valute virtuali) e alcuni segnali indicano che queste potrebbero acquisire un grande valore all’interno dei mercati mondiali.

A dare slancio sicuramente il recente annuncio di Elon Musk che Tesla, la nota compagnia produttrice di veicoli elettrici ad alto livello tecnologico, accetterà pagamenti in Bitcoin e che l’azienda stessa ha acquistato ben 1,5 miliardi di dollari in Bitcoin, la criptovaluta più conosciuta.

A questo si aggiunge l’annuncio di pochi giorni fa di Visa, il colosso dei pagamenti e carte di credito, in merito all’utilizzo della valuta digitale Usd (USDC), una stablecoin che ha un prezzo stabile vincolato a una moneta fiat, tipicamente il dollaro statunitense, per regolare le transazioni Visa attraverso Ethereum, una delle più diffuse piattaforme di Blockchain.

«Le fintech crypto-native si aspettano partners che capiscano il loro business e la complessità delle valute digitaliL’annuncio di oggi segna un’importante pietra miliare nella nostra capacità di rispondere alle esigenze delle fintech che gestiscono il proprio business tramite stablecoin o criptovaluta, ed è davvero un’estensione di ciò che facciamo ogni giorno: facilitare pagamenti sicuri in qualsiasi valuta, in tutto il mondo»

Jack Forestall, vicepresidente esecutivo e Chief Product Officer di Visa

Anche Mastercard e PayPal hanno annunciato che consentiranno pagamenti con alcune criptovalute sul proprio circuito.

Infine l’intenzione di diverse aziende (tra cui Facebook) e alcune banche centrali di sfruttarne la tecnologia Blockchain per emettere le proprie monete elettroniche, che – a differenza delle criptovalute – saranno ancorate a una valuta reale o al valore di altri beni.

La Banca centrale europea prevede infatti di lanciare il proprio euro digitale nel 2025, ma l’istituto che registra più progressi è quello cinese che il 17 febbraio scorso ha concluso il terzo test su un campione di cinquantamila persone.

Hai capito poco di quanto appena letto? Non ti preoccupare. Cercheremo insieme di capire di cosa si tratta e quali sono le opportunità che si potrebbero cogliere.

Criptovalute: cosa sono

Si parla sempre più di investire in criptovalute per avere la possibilità di ottenere profitti elevati ma non tutti conoscono:

  • il significato di parole come Bitcoin, Litecoin, Ethereum e Blockchain (solo per citarne alcune);
  • come investire nel migliore dei modi, correndo il minor rischio possibile.

Una criptovaluta, sebbene sia un mezzo di scambio simile alle classiche monete come Euro, Dollaro, Sterlina e tutte le altre principali valute, è una moneta digitale, decentralizzata e volatile al di fuori dei tradizionali sistemi bancari e governativi.

Una volatilità dovuta al fatto che il suo valore è determinato solo dalla legge della domanda e dell’offerta: se ci sono più proprietari di una criptovaluta che vogliono venderli rispetto a quanti vogliono acquistarli, il prezzo scende. Viceversa, se il numero dei compratori è maggiore, il prezzo sale.

Le criptovalute sono acquistabili o vendibili su piattaforme di scambio (c.d. exchange platform) utilizzando denaro a corso legale (come Euro, Dollaro e Sterlina) in modalità peer-to-peer ovvero dove gli utenti possono decidere di accordarsi direttamente l’uno con l’altro per scambiare criptovalute.

La prima criptovaluta, il Bitcoin, fu creata nel 2009 da Satoshi Nakamoto, pseudonimo dietro cui si cela il creatore (o più probabilmente i creatori) e di cui è ancora ignota la reale identità.

Oggi 1 Bitcoin vale attorno ai 50mila euro.

Ma oggi esistono migliaia di criptovalute, con diverse caratteristiche, definite Altcoin (ovvero alternative al Bitcoin).

Mentre per le valute tradizionali sono le banche centrali, come la Federal Reserve Statunitense o la BCE in Europa, a controllare in modo centralizzato la quantità di moneta da stampare, con i relativi tassi di interesse applicati, e l’impatto sull’inflazione, per le criptovalute non c’è nessuno che controlla la quantità di denaro che viene stampato poiché sono pensate per ridurre lentamente la produzione.

Solo un numero limitato di criptovalute sarà infatti in circolazione provocando quella “scarsità” che si trasforma in valore.

Blockchain: come funziona

Le criptovalute sono state progettata con lo scopo di scambiare informazioni digitali attraverso un sistema denominato Blockchain, una sorta di archivio digitale condiviso e decentralizzato.

Un sistema sicuro ed efficace basato sulla crittografia – ovvero l’applicazione di metodi che servono per rendere un messaggio comprensibile/intelligibile solo a persone autorizzate a leggerlo – che consente di:

  • proteggere le transazioni, registrate in modo indelebile sulla Blockchain e che necessitano di essere convalidate ogni volta che si realizza un’operazione di scambio;
  • controllare (e dunque limitare) la creazione di nuove monete.

Da questo deriva il termine cripto-valuta: una valuta “nascosta” (cripto), visibile/utilizzabile solo conoscendo un determinato codice informatico (le c.d. ‘chiavi di accesso’ pubblica e privata, in linguaggio ancora più tecnico).

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Foto di Pascal Bernardon su Unsplash

La tecnologia Blockchain non è altro che la trasmissione di dati, raccolti in blocchi e legati tra loro attraverso una catena.

Ogni partecipante alla catena, definito node (nodo), possiede in modo simultaneo una copia dell’intera quantità di dati, condivisi con gli altri partecipanti, e potrà visualizzare localmente sul proprio dispositivo e in qualsiasi momento l’intera serie di informazioni. In modo completamente autonomo.

I blocchi vengono conservati in ordine cronologico come documentazione aperta, permanente e verificabile e contengono anche lo “storico” che ne traccia tutti i movimenti, senza possibilità di alterazione o modifica.

Una responsabilità che è dunque divisa tra tutti i nodi della catena.

Il collegamento tra i nodi della catena si attua usando la Rete.

I portafogli digitali per custodire le criptovalute

Per partecipare alla Blockchain è necessario aprire uno o più portafogli (digital wallet), in cui custodire i bitcoin.

Operazione che può essere fatta in maniera autonoma, scaricando uno specifico software o acquistando un hardware ad hoc (una sorta di chiavetta usb), oppure ricorrendo a dei servizi online.

Una volta creato il portafogli vengono generate due chiavi crittografiche, cioè delle stringhe alfanumeriche che vengono usate per firmare e verificare le transazioni.

Una di queste chiavi è privata (private key) e a conoscerla è solo il proprietario del wallet.

Da far rientrare nel testamento digitale e da custodire con grande attenzione se non si vuole vivere un’esperienza come quella che sta vivendo Stefan Thomas, programmatore tedesco che vive a San Francisco, che per questa dimenticanza rischia di perdere 220 milioni di dollari.

Mentre l’altra è pubblica: corrisponde all’indirizzo bitcoin e possiamo equipararla a una sorta di codice Iban da condividere con gli altri nel momento in cui si vuole ricevere moneta virtuale.

A ogni portafogli, di solito, è associata una sola chiave privata. Ma le chiavi pubbliche, ovvero gli indirizzi bitcoin, possono essere molti.

È proprio la natura relativamente anonima (pseudo-anonima) delle valute digitali a renderle molto attraenti per i criminali, che potrebbero utilizzarli per riciclaggio di denaro sporco e altre attività illegali (in primis le truffe e, come segnalato dalle forze dell’ordine, pratiche di abusivismo finanziario).

«Durante la pandemia, abbiamo assistito a un incremento di truffe di abusivismo finanziario che hanno per protagonista la moneta virtuale. I truffatori promettono un rendimento del 20/30 per cento: profitti che nessun altro titolo può vantare e che risultano molto appetibili per i meno esperti. Un modus operandi molto comune è il classico schema Ponzi: il delinquente corrisponde i primi rendimenti in modo da farti credere che l’investimento è credibile. Poi ti spinge a coinvolgere nell’affare altri soggetti, promettendoti una percentuale, fino a creare una piramide di investitori e rivenditori del prodotto finanziario che alla fine non vengono rimborsati. Chi ci guadagna è solo il vertice»

Riccardo Croce, responsabile della sezione che si occupa di cyber-crimini finanziari della Polizia postale

Il block mining

Ad ogni nuova aggiunta di dati si aggiunge un blocco supplementare che si lega al resto delle informazioni precedenti (block mining).

Che si tratti di una transazione tra utenti o l’introduzione di nuove monete digitali, queste diventeranno visibili in simultanea a ogni nodo ed entreranno a far parte del registro pubblico della Blockchain solo dopo opportuna validazione.

Una validazione dei blocchi che non avviene su un server centrale, esposto ad attacchi hacker, ma è distribuita grazie alla comunità dei minatori (miners) e necessaria per evitare il cosiddetto problema del double spending (cioè che vengano usati gli stessi bitcoin per effettuare più pagamenti).

Ogni 10 minuti le transazioni sono raccolte in un blocco candidato della grandezza di 1 MB e tutti i miners sono in competizione tra loro nella risoluzione di un difficile problema matematico che è basato su un algoritmo crittografico hash.

Risoluzione che richiede tante risorse in termini di potenza di calcolo e di energia e tempi relativamente lunghi:

  • uno strumento messo a punto dall’università di Cambridge (il Cambridge bitcoin electricity consumption index) ha fatto una stima: nelle scorse settimane, durante la sua ultima ascesa che ha portato alla quotazione record di circa 50mila dollari, il consumo energetico legato alla moneta elettronica ha raggiunto livelli equiparabili a quello annuale dell’Argentina;
  • per fare un paragone: un circuito come Visa elabora migliaia di transazioni al secondo. Di contro, la tecnologia Blockchain consente dalle quattro alle sette transazioni al secondo e, a volte, ci possono volere delle ore perché un pagamento vada a buon fine.

Il primo miner o pool di miners (mining pool) che risolve il “puzzle” crittografico avrà la facoltà di validare il blocco, confermando tutte le transazioni contenute al suo interno, e trasmetterlo agli altri nodi sulla rete in modo che possano verificarlo e validarlo.

Solo quando la maggioranza degli utenti ha approvato il nuovo blocco questo verrà appeso alla Blockchain e questa sarà distribuita a tutti i nodi in sostituzione alla precedente.

Un processo che si svolge automaticamente.

Solo alla conclusione di questo percorso il primo minatore che è riuscito a risolvere il puzzle viene premiato con una ricompensa (block reward) depositata sul suo e-wallet (portafoglio digitale/elettronico personale).

La ricompensa può essere rappresentata da un numero preciso di Bitcoin appositamente creato oppure una percentuale sulle transazioni che vengono confermate (commissione).

La commissione non è obbligatoria, ma è diventata prassi: chi vuole trasferire bitcoin concede alla rete dei cosiddetti minatori una ricompensa, tanto più alta quanto più celere si vuole rendere il processo, coinvolgendo più persone.

Le informazioni che possono essere gestite con questa tecnologia possono essere di varia natura e tipo: dalle informazioni catastali di immobili allo storico delle transazioni relative al trading Bitcoin o Ethereum, dai dati di una persona alla quantità di energia che deriva da una fonte rinnovabile messa in circolo in una rete. Solo per citarne alcune.

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Foto di WorldSpectrum su Pixabay

Le criptovalute principali

Bitcoin

Il Bitcoin è considerato la prima criptovaluta mai creata, ed è anche la più conosciuta.

Poiché ha caratteristiche che lo rendono più simile alle materie prime che alle valute tradizionali (basti pensare alla scarsità e inalterabilità) viene maggiormente utilizzato come forma d’investimento a lungo termine che come metodo di pagamento.

Ecco perché viene definito oro digitale.

Ad oggi ci sono circa 18,7 milioni di Bitcoin in circolazione (possono essercene fino ad un massimo di 21 milioni).

Bitcoin Cash

ll Bitcoin Cash (BCH) è sia una criptovaluta che una rete di pagamento.

È stato creato a seguito di un hard fork con Bitcoin a dicembre 2017, con l’obiettivo di aumentare il numero di transazioni che potrebbero essere elaborate.

I fork all’interno di Bitcoin ed altre criptovalute non sono rari, tuttavia, generalmente si raggiunge un consenso comune su quale Blockchain utilizzare.

Nel caso in cui non si raggiunga un consenso unanime ed entrambi i Blockchain restino operativi, viene creato un nuovo token o moneta. Questo è stato il caso del Bitcoin cash.

L’hard fork si è verificato a causa di un disaccordo sul modo migliore per aumentare il limite di dimensioni del singolo blocco (1MB), responsabile del rallentamento nell’elaborazione delle transazioni.

Cosa è certo è che, dal suo lancio, il Bitcoin cash è diventato uno dei derivati del Bitcoin di maggior successo. 

Ethereum

L’Ethereum, lanciata nel 2015, al momento è la seconda moneta digitale per importanza e l’emissione è limitata a 18 milioni di Ether all’anno, ovvero il 25% dello stock iniziale.

Quindi, mentre l’emissione assoluta è fissa, la relativa inflazione diminuisce ogni anno.

Funziona in modo simile alla rete del Bitcoin ma il suo uso primario è di fungere da smart contract (contratti intelligenti) piuttosto che da forma di pagamento.

In altre parole, Ethereum consente ai partecipanti della rete di creare e pubblicare gli smart contract sulla Blockchain, ovvero blocchi che conterranno le regole e le penali di un accordo, allo stesso modo di un contratto tradizionale, e il pagamento automatico al verificarsi di una determinata condizione.

È dunque possibile scambiare denaro, trasferire proprietà e qualsiasi altra cosa di valore in modo trasparente e senza ricorrere ai servizi di un intermediario (come notai o avvocati).

Litecoin 

Il Litecoin nasce anch’esso da un hard fork del Bitcoin nel 2011.

Charlie Lee, il creatore del Litecoin, voleva che fosse una versione più veloce del Bitcoin, con tempi di transazione individuali più rapidi.

La più grande differenza tra i due è dettata dal tempo di creazione e elaborazione del blocco, che risulta essere molto più breve per Litecoin (10 minuti del Bitcoin contro i 2 minuti e mezzo del Litecoin). Questo grazie all’utilizzo di blocchi di transazione più piccoli e quindi estremamente più veloci.

Nel maggio del 2017 viene segnato un record mondiale, in quanto una transazione da Zurigo a San Francisco sulla piattaforma decentralizzata impiegò meno di 1 secondo per ottenere la conferma.

Il numero massimo di Litecoin è 84 milioni.

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Foto di Austin Distel su Unsplash

Tutela del consumatore

L’assenza di un quadro giuridico preciso determina l’impossibilità di attuare un’efficace tutela legale e/o contrattuale degli interessi degli utenti.

Questo può portare il consumatore a dover subire ingenti perdite economiche, ad esempio in caso di condotte fraudolente, fallimento o cessazione di attività delle piattaforme online di scambio presso cui vengono custoditi gli e-wallets.

Quest’ultime poi, a differenza degli intermediari autorizzati, non sono tenute ad alcuna garanzia di qualità del servizio, né devono rispettare requisiti patrimoniali o procedure di controllo interno e gestione dei rischi, con conseguente elevata probabilità di frodi ed esposizione al crimine informatico.

Tasse sulle criptovalute

In molti si domandano se si devono pagare le tasse sulle criptovalute.

Ci troviamo di fronte a una grande incertezza normativa perché le criptovalute sono a-territoriali e questo fa venire meno uno dei principi su cui si basa l’imposizione fiscale: il concetto di residenza di chi produce reddito e il concetto di territorio nel quale tale reddito è prodotto.

L’Agenzia delle entrate ha tentato di normare le criptovalute, ma non ha potere normativo e dovrà essere il parlamento a legiferare in merito. Ad oggi in Italia manca una legge e in Europa non esiste una norma fiscale uniforme in merito.

Nel frattempo, vista l’evoluzione, sono da tenere sotto controllo con attenzione.

Founder del blog ConsapevolMente Connessi, Ingegnere Informatico appassionata di CyberSecurity approdata da qualche anno al Coaching. Un mix di competenze che sa farmi apprezzare le opportunità offerte dalla trasformazione digitale in cui viviamo, ben consapevole dei rischi insiti in essa. Perché la onlife è come un salto con lo skateboard: potresti cadere, lo sai, ma è altrettanto vero che, con la giusta guida, potresti imparare a chiudere i trick più difficili.

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