selfie dismorfia
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Allarme selfie dismorfia e ricorso alla chirurgia estetica

Tempo di lettura - 3 minuti

La preoccupazione cronica e immotivata per un presunto difetto fisico (nota come dismorfia o disturbo da dismorfismo corporeo) è sempre esistita. Ancor più accentuata da inquadrature poche naturali come quelle dei selfie.

Il cattivo rapporto con lo specchio, quando inaccettabile, ha condotto molti in passato a rivolgersi a chirurghi estetici. Dai quali si andava spesso portando con sé la foto della star di turno, vero e proprio modello di riferimento.

La pervasività del fotoritocco social, che ci illude di una perfezione a portata di click, ha accentuato la problematica che, oltre a creare aspettative irrealistiche, tende ad abbassare l’autostima, l’umore e la sicurezza personale in chi le utilizza.

Ore trascorse a scattare foto e selfie che, prima di essere pubblicati, vengono rigorosamente manipolati ed elaborati con programmi e filtri specifici, per eliminare ogni difetto.

L’obiettivo è apparire perfetti grazie ai filtri social: pelle levigata senza imperfezioni, viso o corpo più snelli, nasi rimpiccioliti, occhi grandi e di colori diversi.

Tutto per avere popolarità e ricevere approvazioni social con il maggior numero possibile di like e commenti.

Del resto i “mi piace” favoriscono la secrezione di dopamina, un neurotrasmettitore che ci fa provare una sensazione di piacere. Ecco dunque che continuiamo a pubblicare e a fare sempre meglio per vivere le sensazioni di piacere generato dall’appagamento social.

Il cattivo rapporto oggi è dunque con lo specchio digitale, lo schermo del cellulare. Che ci spinge a sottoporci a trattamenti mini invasivi che ci aiutino ad assomigliare sempre più al nostro selfie migliorato dai filtri social.

In Italia sono sempre più diffusi interventi non chirurgici e meno invasivi, “piccole correzioni”, come la rinoplastica medica, il filler, il laser, il botox.

Le evidenze

Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Nazionale Adolescenza:

  • il 13% degli adolescenti italiani ha seguito una dieta per piacersi di più nei selfie;
  • il 64% dichiara di sentirsi più sicuro di sé quando è più magro e riesce a raggiungere il peso ideale;
  • il 55%, di cui il 70% sono ragazze, si sente anche influenzato dai modelli lanciati da blogger e influencer e sostiene che vedere corpi magri e perfetti in tv e su Internet fa sperimentare il desiderio di essere come loro.

Oltre 6 adolescenti su 10 sostengono anche che la donna più magra è più accettata e riconosciuta da un punto di vista sociale, e ciò porta alla ricerca di corpi perfetti e magri, anche seguendo i modelli di riferimento social, per avere il maggior numero possibile di like e follower.

Infine 1 su 10 ha effettuato trattamenti di medicina estetica, dimagranti, anticellulite e trattamenti per apparire più bello/a e il 22% ricorrerebbe alla chirurgia estetica se i genitori approvassero.

Un dato allarmante è che anche nella fascia degli 11-13 anni, circa 1 su 10 utilizzerebbe la chirurgia estetica se i genitori dessero il consenso.

La parola agli esperti

Nel 2018, il medico cosmetico britannico Tijion Esho ha coniato il termine “Snapchat dysmorphia“.

Ribattezzato lo scorso anno l’American Academy of Facial Plastic and Reconstructive Surgery (AAFPRS) in “selfie dismorfia“.

«Vengono da me e mi mostrano il cellulare. Non dicono ‘non mi piace il mio naso’, ma ‘non mi piace come viene il mio naso in foto‘. È una tendenza che prima non esisteva. Parliamo essenzialmente di giovani, una fascia d’età che va dai 20 ai 40 anni. Il problema è quasi sempre il viso: naso, labbra, zigomi, sopracciglia. Si rifanno a modelli proposti da filtri, chiedendo correzioni spesso irrealizzabili. Mi è capitato di rifiutare di intervenire su pazienti. Non bisogna demonizzare la chirurgia, che spesso ha un impatto positivo sulla vita delle persone. Ma questa è degenerazione»

Dottor Daniele Fasano, presidente della SICPRE, società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica

Quando la selfie dismorfia riguarda i pre-adolescenti e gli adolescenti, i genitori possono avere un ruolo importante: è fondamentale essere accoglienti e non giudicanti per riuscire ad accompagnarli verso un percorso di accettazione di se stessi e del proprio corpo.

Perché non sono gli strumenti in sé a determinare effetti negativi, molto dipende dalla modalità con cui i ragazzi li utilizzano e dai bisogni cui cercano di dare risposta attraverso le condivisioni online.

«Questa è la prima generazione che si rivolge alla medicina estetica e che è cresciuta con la tecnologia e con i selfie. Ma le inquadrature poco naturali, fatte spesso dal basso verso l’alto, con una sola mano, di profilo e a tre quarti, fanno venir fuori degli inestetismi che nessuno normalmente vede. E se molte ragazze si affidano ai filtri di Instagram e Facebook per migliorare le foto, chi le lascia in originale va in ansia se non arrivano i ‘like’. Perciò, spesso ci arrivano donne tra i 25 e i 30 anni che chiedono la correzione di inestetismi che non esistono come la ridefinizione del naso, degli zigomi o dei solchi naso-genieni»

Emanuele Bartoletti, presidente della Sime, Società Italiana di Medicina Estetica

Founder del blog ConsapevolMente Connessi, Ingegnere Informatico appassionata di CyberSecurity approdata da qualche anno al Coaching. Un mix di competenze che sa farmi apprezzare le opportunità offerte dalla trasformazione digitale in cui viviamo, ben consapevole dei rischi insiti in essa. Perché la onlife è come un salto con lo skateboard: potresti cadere, lo sai, ma è altrettanto vero che, con la giusta guida, potresti imparare a chiudere i trick più difficili.

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